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Il Quarto Atlante, alla cui realizzazione ha contribuito una software factory di Collazzone, delinea un quadro allarmante della situazione regionale
Italia-sottosopra

“L’Italia SottoSopra”, il Quarto Atlante dell’Infanzia a rischio di Save the Children – la cui realizzazione è firmata peraltro da un’azienda umbra, la TeamDev di Collazzone, dinamica software factory e web agency non nuova ad iniziative innovative di respiro nazionale – delinea un quadro preoccupante per l’Umbria, dove il 16,3% dei bambini vive in condizione di povertà assoluta:  peggio stanno solo la Sicilia (19,3%) e la Puglia (15,5%).
All’Umbria va anche un record negativo assoluto a livello nazionale: quello dell’aumento della diseguaglianza. L’indice con cui  si calcola la disuguaglianza tra famiglie benestanti e famiglie povere  è cresciuto da noi del 32,4%, a fronte di una  media nazionale scesa dello 0,5%.

La misura della povertà assoluta fotografa l’impossibilità di accedere a quelli che in Italia consideriamo beni o servizi fondamentali “per accedere ad uno standard di vita accettabile”. Tra questi l’accesso a un’alimentazione adeguata, avere un’abitazione a disposizione, avere il “minimo” necessario per arredare e mantenere un’abitazione e mantenersi in buona salute, secondo un paniere di beni di prima necessità.
Secondo il rapporto di Save the Children la spesa media mensile delle famiglie con bambini si è ridotta in cinque anni del 4,6% (circa 138 euro). In Umbria la variazione media della spesa media mensile del 2012 paragonata a quella del 2007 per le famiglie con almeno un minore vede il dato umbro tra i peggiori in Italia, con un crollo di 460 euro, secondo solo al Piemonte con un -559 euro. Una delle conseguenze del degrado della qualità della spesa alimentare è l’aumento dell’obesità: l’8,8% dei bimbi di 8-9 anni sono obesi, il 25,6% quelli sovrappeso.

Nel rapporto di Save the Children viene poi sottolineato come, in tempi di crisi, anche la spesa per i servizi dei comuni ricada sulle famiglie. Tra l’anno scolastico 2011-2012 e quello precedente, in Umbria sono calati del 4,6% i bambini presi in carico dai servizi per l’infanzia (asili nido o servizi integrativi).
Altro dato non certo positivo è quello sulla “povertà d’istruzione” , ovvero l’aumento dei minori fermi alla licenza media o fuori dalla formazione: nel 2011 in Umbria erano l’11,6%, nel 2012 il 13,7%.
L’Umbria è poi a metà classifica tra le regioni in cui un minore tra i 6 e i 17 anni ha letto almeno un libro in 12 mesi con il 65,8%. Riguardo il lavoro minorile, infine, per Save the Children, le province di Perugia e Terni sono a basso rischio.
Di contro l’Umbria risponde bene sulle statistiche sanitarie con un tasso di mortalità infantile tra i più bassi: 2,9%. In Umbria, inoltre, le madri teen ager (meno di 20 anni) sono poco più di una su dieci.

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