Denuncia del Comune di Marsciano "Cittadini e i Comuni non possono stare dietro a norme che cambiano di settimana in settimana e di giorno in giorno. Una confusione che danneggia tutti ed è provocata da un Governo in cui troppo elevato è il potere di burocrazie incompetenti"
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Con un duro, lungo comunicato l’amministrazione comunale di Marsciano si fa carico di rendere pubblico lo sconcerto, la preoccupazione fino ai limiti dell’angoscia dei cittadini di fronte al succedersi di “notizie” su tasse da pagare su cui non ci si capisce più letteralmente nulla.

Soprattutto tasse vere su redditi solo virtuali, nei confronti dei quali l’amministrazione comunale commette un solo errore, influenzata da una concezione che forse è vecchia di qualche secolo.

Quando assimila le rendite patrimoniali (virtuali o no ) a quelle finanziarie il Comune non prende atto che per parlare “di rendite” bisognerebbe essere di fronte a situazioni in cui si percepisce un reddito nulla facendo per meritarselo.

Ed invece oggi il patrimonio abitativo è, anche prescindendo dalla tasse pagate, solo una “spesa continua” per mantenerlo funzionale e quindi dovrebbe meritarsi qualche rispetto in più se non altro perchè contribuisce a tenere in vita tanta economia.

Questo comunque il testo dell’intervento

In relazione alla prossima scadenza del 24 gennaio, termine entro il quale, secondo le norme vigenti, i cittadini dovrebbero pagare la cosiddetta “mini-Imu” sulla prima casa, noi li invitiamo ad aspettare l’ultimo giorno utile.
Pur trattandosi di una somma comunque contenuta riteniamo che sia profondamente ingiusta in quanto l’impegno del Governo nei confronti dei Comuni è sempre stato quello di restituire per intero il gettito della prima casa del 2012.

Noi, a differenza di molti altri Comuni, non abbiamo aumentato l’aliquota sulla prima casa nel 2013 e quindi ci attendiamo che sia lo Stato a farsi carico del rimborso, per intero, del gettito 2012 e non i cittadini.
Proprio in queste ore sembrano aprirsi degli spiragli a livello nazionale che porterebbero all’eliminazione della “mini-Imu”.

I cittadini e i Comuni non possono stare dietro a norme che cambiano di settimana in settimana e di giorno in giorno. Una confusione che danneggia tutti ed è provocata da un Governo in cui troppo elevato è il potere di burocrazie incompetenti e distanti dal Paese reale.

Abbiamo apprezzato la dura presa di posizione dell’ANCI nazionale nei confronti della Legge di Stabilità approvata lo scorso dicembre e se nutriamo qualche dubbio è solo perché è ancora troppo timorosa di affrontare alcune questioni, che proveremo a riassumere per punti e che abbiamo già partecipato ai vertici regionali dell’associazione.
1) Negli ultimi anni lo Stato centrale ha sottoposto il sistema dei Comuni al ruolo di veri e propri gabellieri. Un ruolo che non ci è proprio e che è ai limiti della decenza costituzionale. Il comparto degli Enti locali ha restituito 14 miliardi di euro in 7 anni allo Stato centrale. Tagli inaccettabili. I Comuni sono stati perciò costretti a far ricorso alla leva fiscale per compensare i tagli dello Stato e, come dimostrano numerosi studi, le risorse totali a disposizione dei Comuni mostrano una contrazione significativa. L’aumento della pressione fiscale locale non riesce quindi a compensare i tagli.
2) Riteniamo utile definire immediatamente un provvedimento di vera e propria “tregua fiscale” fra cittadini, imprese, Enti locali e Stato. Una tregua di almeno 6 mesi per applicare la nuova IUC, l’Imposta Unica Comunale, che riteniamo vada rivista sotto alcuni aspetti. I Comuni debbono poter essere messi in condizione di stipulare un nuovo “patto fiscale” con i cittadini basato su imposte chiare, comprensibili, con calendari di pagamenti certi e ragionevoli.
3) TASSA RIFIUTI. Occorre che lo Stato dia tempo almeno un anno affinché i Comuni possano definire criteri ragionevoli che rispondano davvero al principio del “chi più inquina più paga”. Quelli ministeriali della tia/tares prima e della nuova Tari sono sbagliati e cervellotici e per questo nel 2013 il nostro Comune si è avvalso della facoltà di deroga rimanendo al regime tarsu.
4) La nuova imposta IUC va assolutamente modificata. Condividiamo e riteniamo giusto che la tassazione si sposti dal lavoro ai patrimoni e alle rendite finanziarie, condividiamo che i Comuni debbano essere attori principali nel contrasto all’elusione e all’evasione fiscale, ma non possiamo più accettare la logica di questi tempi in cui il livello di tassazione sul lavoro rimane invariato, le accise aumentano e i Comuni per provare a rimediare ai pesanti tagli statali sono costretti ad applicare “tasse patrimoniali” che non tengono conto della ricchezza reale delle persone. La nuova fiscalità locale va rivista profondamente. Le risorse che lo Stato non trasferisce più ai Comuni non possono essere utilizzate per far cassa ma debbono trasformarsi da subito in un abbassamento delle tasse significativo per i lavoratori soprattutto con minor reddito. Solo dopo si potrà chiedere ai Comuni di applicare nuove imposte semplici, chiare e che siano legate alla ricchezza del nucleo familiare.

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