Un cittadino rumeno domiciliato nell’area della Media Valle del Tevere, per accedere al beneficio del gratuito patrocinio a spese dello Stato aveva dichiarato di avere un reddito quasi la metà di quello reale.
gdf Todi

Nella concezione degli stranieri, che non sono in questo secondi a molti italiani, nella penisola essere “furbo” è titolo di merito e così si prova ad imbrogliare su tutto anche quando già si è nel mirino della Giustizia.
Ma qualche volta si è troppo furbi e si scorda che il troppo storpia.

E così, nel quadro dell’intensificazione delle attività dei reparti del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Perugia a tutela della spesa pubblica, finalizzate in particolare alla prevenzione e repressione delle forme di irregolarità nell’erogazione da parte degli enti pubblici delle prestazioni sociali agevolate, le Fiamme Gialle della Tenenza di Todi hanno effettuato un intervento finalizzato ad accertare la veridicità dei dati dichiarati da un cittadino rumeno domiciliato nell’area della Media Valle del Tevere,  per accedere al beneficio del gratuito patrocinio a spese dello Stato.

Il controllo ha tratto origine da un’istanza indirizzata ad un Ufficio Giudiziario di Perugia con la quale il medesimo ha richiesto, per il tramite del suo avvocato di fiducia, di poter essere ammesso alla fruizione della difesa legale a Spese dello Stato Italiano in quanto, a suo dire, rientrante nelle ipotesi previste dal legislatore per il caso di specie.

Una mirata attività investigativa, tuttavia, ha consentito ai finanzieri di ricostruire i redditi allo stesso rumeno effettivamente facenti capo nell’anno preso a base che si sono rivelati essere, addirittura, quasi pari al doppio di quelli indicati nella dichiarazione presentata per accedere alla provvidenza.
Tenuto conto, poi, che l’importo dei redditi realmente prodotti era nettamente superiore alla soglia prevista dalla normativa per il caso di specie (pari ad € 10.766,33) il cittadino rumeno, oltre alla revoca della possibilità di usufruire del beneficio, è stato anche segnalato alla competente Autorità Giudiziaria per l’ipotesi di reato prevista dall’art. 76 del DPR 115/2002 che prevede la sanzione della reclusione da 1 a 5 anni e la multa sino a 1.549,37.

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