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I pesci, soprattutto i più piccoli, per il crescente contenuto di CO2 assorbito dagli oceani, perdono gli istinti di sopravvivenza e l'uomo immerso in un mondo permeato di anidride carbonica?
co2

Una delle ipotesi più accreditate sulla fine dell’Impero Romano tira in ballo i recipienti in lega di piombo da cui l’elitè del tempo beveva.
Poco per volta il piombo avrebbe avvelenato il sangue delle classi sociali trainanti della potenza romana che decadde.

Ora il sospetto che qualche cosa di simile potrebbe avvenire per l’Impero Globale viene da uno studio condotto dall’Istituto Australiano di Scienze Marine (AIMS) e dall’Università James Cook di Townsville, con la collaborazione dell’Istituto di Tecnologia della Georgia in Usa, in acque penetrate da CO2 per vie naturali nella Baia di Milne in Papua Nuova Guinea.

La ricerca ovviamente riguarda i pesci, ma la sostanza al centro dell’attenzione permea anche l’ambiente umano in abbondanza e con ritmi crescenti, per cui pensare al rischio che corre il genere umano non è affatto peregrino.

I pesci, soprattutto i più piccoli, per il crescente contenuto di CO2 assorbito dagli oceani, perdono gli istinti di sopravvivenza e adottano comportamenti temerari, rendendosi vulnerabili ai predatori dal cui odore sarebbero addirittura attratti.

Attualmente i livelli di CO2 nell’atmosfera del mondo sono arrivati a valori mai toccati durante gli ultimi 800.000 anni, ma fino ad ora i pericoli erano visti unicamente sul versante del “riscaldamento globale” considerato che la  Co2 è il gas più importante per l’effetto serra, che permette al calore di restare intrappolato nell’atmosfera terrestre invece che ritornare a disperdersi nello spazio

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