La vicenda del progetto accoglienza profughi che avrebbe potuto interessare anche il Comune di Todi e su cui la destra tuderte sta tentando, a fatti già conclusi, di far salire la polemica politica e di creare inutile allarmismo, merita di essere ricostruita per come si è svolta, soprattutto per dare a tutti cittadini, e non solo a coloro che risiedono a Duesanti, una corretta informazione su quanto avvenuto.
I fatti: circa quindici giorni fa alcuni cittadini di Duesanti si sono rivolti sia a me che al Sindaco per avere informazioni rispetto alla notizia, che circolava in paese, sul possibile arrivo di profughi.
Verificato, tramite i servizi comunali, che il Comune di Todi non aveva ricevuto comunicazioni, né ufficiali né ufficiose, sull’argomento, ho contattato il servizio competente della Prefettura di Perugia per sapere se le notizie che circolavano corrispondessero al vero.
Il funzionario interpellato mi ha dato, solo in quel momento, la notizia che il Ministero dell’Interno aveva avviato un piano straordinario per rispondere all’emergenza profughi, che sta interessando il nostro Paese da alcune settimane.
Le Prefetture di conseguenza avevano organizzato un piano di ospitalità diffusa attraverso le associazioni che si occupano da anni della questione. Nella Provincia di Perugia, tra le altre, l’UTG si era rivolta all’associazione Arci Solidarietà.
A quel punto ho contattato il Presidente di Arci Solidarietà, Franco Calzini, e la responsabile del progetto, Barbara Pilati, invitandoli a partecipare ad un incontro con i cittadini di Duesanti per dare la corretta informazione e tutti i chiarimenti necessari sul possibile arrivo di sette richiedenti asilo-politico su circa cento ragazzi che verranno distribuiti su tutto il territorio provinciale, provenienti da paesi dell’africa centro occidentale.
L’assemblea, molto partecipata, si è svolta sei giorni fa, il 26 maggio scorso, presso l’area verde di Duesanti.
La presenza del presidente e dell’operatrice di ARCI Solidarietà ha permesso di chiarire le caratteristiche del progetto di accoglienza: sette ragazzi del Gambia, tra i venti e i trent’anni, richiedenti asilo, in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati (che potrebbe permettergli, alla fine di un percorso di integrazione, che può durare da sei mesi ad un anno, di cercare autonomamente un inserimento lavorativo in Italia o in altri stati dell’UE, generalmente del Nord Europa), sarebbero stati ospitati in una palazzina di proprietà di una società privata.
Durante tutto il periodo di durata del progetto i ragazzi sarebbero stati seguiti, quotidianamente, da due operatrici di ARCI Solidarietà, che avrebbero provveduto all’assistenza e all’ organizzazione delle attività di integrazione che deve attuare chi accetta di entrare nel programma dei richiedenti asilo, predisposto dal nostro governo: corso di lingua italiana, inserimento in progetti di lavori socialmente utili, controllo dello stato di salute da parte delle asl e controlli dell’identità e del reale stato di bisogno da parte delle forze dell’ordine del territorio e della Questura di Perugia.
Dopo un confronto serrato tra cittadini e rappresentanti di ARCI, che ha evidenziato le perplessità di alcuni rispetto all’individuazione di una località decentrata rispetto al centro cittadino, con scarsi collegamenti urbani e quindi dubbi sulla reale possibilità di avviare un processo di integrazione , Franco Calzini ha ritenuto che l’incontro fosse stato utile per verificare che non c’erano le condizioni ottimali per attuare, in quel territorio, il progetto di ospitalità per richiedenti asilo in un clima di solidarietà e di apertura all’incontro.
Pertanto si è concluso con la decisione di ARCI di non attuare a Todi tale progetto.
Questi i fatti per come si sono svolti nella realtà, ora alcune considerazioni politiche: l’Amministrazione comunale non era coinvolta nell’attuazione del programma di accoglienza diffusa stabilito da Ministero dell’Interno e dalle Prefetture, tuttavia, una volta acquisite le informazioni, com’è giusto che sia, ha provveduto ad organizzare un’adeguata informazione e partecipazione dei cittadini sulle problematiche relative all’attivazione del progetto nel proprio territorio.
Il Comune di Todi, già sede di uno SPRAR (Servizio di Protezione per rifugiati e Richiedenti Asilo), gestito da associazioni cittadine, partecipa come gli altri Enti Locali del territorio italiano a realizzare l’accoglienza dei profughi, che costituiscono un’emergenza nazionale ed europea, consapevole che integrazione è sinonimo di sicurezza: i programmi di accoglienza dei profughi garantiscono un controllo adeguato degli inserimenti, tale da favorire processi di integrazione sociale e culturale anche, e forse soprattutto, nelle comunità cittadine di medie-piccole dimensioni, come dimostrano i rapporti sulle esperienze diffuse in tutte le città italiane.
Nell’assemblea di lunedì scorso abbiamo chiarito la differenza tra questo tipo di accoglienza, rivolta ai profughi in cui si registra la presenza costante del soggetto attuatore del progetto e la gestione dei problemi legati all’immigrazione, che è un fenomeno di tipo diverso, affrontato con risorse e mezzi diversi dallo Stato e dagli Enti Locali.
Qualcuno degli interventi, peraltro isolato, ha tentato di confondere le acque definendo i richiedenti asilo clandestini e assimilando il progetto di ARCI Solidarietà con la autonoma presenza di immigrati che, a Due Santi, in passato, hanno creato problemi di convivenza :ma su questo come su altri punti è stata fatta chiarezza sia negli interventi degli operatori di ARCI Solidarietà che nell’intervento del Sindaco.
A vicenda conclusa, visto che la decisione di non avviare il progetto è stata presa dopo un incontro di partecipazione, che ha permesso ad ARCI di verificare che la scelta che si apprestava a fare avrebbe potuto compromettere l’esito del progetto, la destra di Todi tenta di imbastire una polemica strumentale e inutile, con sfumature di razzismo, che rispediamo al mittente, sottolineando come, in coerenza con gli obiettivi di governo l’Amministrazione comunale abbia operato garantendo la partecipazione e la corretta informazione dei cittadini, che hanno potuto esprimere liberamente la propria opinione ed essere ascoltati.










