Giornali e Tv danno molto risalto alla scoperta di falsi invalidi ed assenteisti. Soggetti sicuramente da condannare ma nei confronti dei quali vale sempre il vecchio detto “ u’ pesce puzza sempre da u’ capo”.
E tra i capi, quegli imprenditori che si lamentano sempre per accedere magari a contributi sostanziosi ed amano presentarsi come salvatori della patria, non mancano neppure in Umbria quelli che puzzano a suon di milioni.
Tra questi quelli individuati da un’indagine del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Perugia e che ha portato al recupero per l’erario di oltre 2 milioni di euro.
Il meccanismo era il solito: la società umbra operante nel campo di prodotti chimici per l’edilizia e per il restauro monumentale e residenziale, finge di comprare dall’estero brevetti industriali e paga una società nell’isola portoghese di Madeira, con un fisco favorevole.
Ma in verità la società portoghese è degli stessi proprietari della impresa umbra ed è una “scatola vuota” mentre i brevetti sono stati realizzati in Umbria.
Vendita quindi fittizia. Contestati costi non deducibili per oltre 6.500.000 euro ed iva indetraibile per oltre 1.400.000 euro.
L’aspetto fiscale è stato sanato col pagamento di una multa i 2 milioni di euro ma il rappresentante legale dell’impresa è stato denunciato per l’utilizzo delle fatture false e forse rimpiangerà di aver fatto il “portoghese”










