Diversi italiani e stranieri sono sospettati di gestire un traffico di stupefacenti tra Todi, Perugia ed il resto della provincia umbra. Coinvolti numerosi residenti a Deruta, Marsciano, Fratta Todina e San Venanzo
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Dalle prime ore dell’alba i Carabinieri della Compagnia di Todi sono stati impegnati in perquisizioni ed arresti nell’ambito di un’azione contro lo smercio di droga.

Interessati dalle ricerche diversi italiani e stranieri che sono sospettati di gestire un traffico di stupefacenti tra Todi, Perugia ed il resto della provincia umbra.

Al termine dell’operazione sono finiti in carcere: un ristoratore 32enne di Perugia e due cognati di origine campana.

Agli arresti domiciliari sono invece finiti : un 31enne di Fratta Todina, .un italiano di 45 anni,  un italiano trentaquatrenne, residente a Gubbio;  un romeno venticinquenne ed uno 21enne, residenti  a Marsciano, una romena ventiseienne, residente a Foligno.

Disposto poi obbligo di dimora nei comuni di residenza, con obbligo di permanenza domiciliare notturna: un bulgaro trentaduenne, residente a Marsciano; un altro bulgaro trentaduenne, residente a Perugia e un italiano trentacinquenne, residente a Marsciano.

Complessivamente sono 16 le  persone che,  in diversi comuni della provincia di Perugia ed a Mantova, sono state destinatarie di altrettante ordinanze di misura cautelare, in carcere, ai domiciliari, o con obblighi, eseguite da oltre ottanta carabinieri e due unità cinofile antidroga del nucleo di Firenze. Il fulcro della banda era un bulgaro

Il comandate provinciale dei carabinieri di Perugia, Angelo Cuneo ha sottolineato che “in questo caso non abbiamo preso la solita batteria di spacciatori centroafricani, il fulcro pesante del gruppo era gestito da italiani con piccole attività imprenditoriali, inserite nel tessuto sociale.
Questa indagine fa da contrappeso, alle ennesime accuse fatte alla città di Perugia in una trasmissione televisiva. Perugia non è immune dalla droga ma è una città in cui tutte strutture dello Stato cercano di dare risposte con la repressione. Non lasciamo nessuno spazio, non ci fermiamo solo ai nordafricani, abbiamo anche colpito questo settore che a volte ci dimentichiamo di esaminare”.

Ecstasy, hashish e marijuana erano i prodotti in cui si era specializzata la banda che curava uno spaccio diffuso nei territori di Perugia e della Media Valle del Tevere.

Gli esiti dell’operazione denominata “Bellomo” sono stati illustrati dal Capitano della Compagnia di Todi Marcello Egidio, insieme al luogotenente delle compagnia di Todi, Aleo, e a quello di Marsciano, Fiaschini.

L’indagine è partita nell’autunno del 2012, quando a Marsciano un gruppo di malviventi aveva consumato numerosi furti in abitazioni

 Le prime indagini dei Carabinieri avevano permesso di arrestare due cittadini albanesi autori dei furti anzidetti, ma nel corso di esse erono anche emersi sull’attività di spaccio svolta da alcuni soggetti residenti nel  marscianese.

Tali indagini sono state poi sviluppate dal Norm di Todi che è riuscito a delineare ii contorni di un vasto traffico di stupefacenti, di hashish e marijuana, ma anche cocaina e droghe sintetiche, quali l’ecstasy, a Marsciano, Deruta, Fratta Todina e Perugia.
Ne sono seguiti prolungati servizi di pedinamento, appostamenti, sequestri, arresti ed interrogatori di numerosi assuntori di droghe.

Ciò ha consentito di accertare anche che tra i collaboratori del bulgaro a capo del sodalizio c’era anche un italiano di quarantacinque anni , residente a San Venanzo  il quale oltre che spacciare nelle discoteche perugine era incaricato del “recupero crediti” anche con le maniere forti, tant’è che i militari gli hanno sequestrato un tirapugni.

Il rifornimento della droga avveniva in vari modi.
Un ruolo importante era assolto da un perugino di trentadue anni, gestore di un ristorante a Deruta e dal cognato, un trentaquattrenne, originario di Torre Annunziata (NA), che si approvvigionavano di hashish, confezionato a forma di “ovoletti” e chiamata in gergo “super polline” per l’elevata percentuale di principio attivo.

Il bulgaro si riforniva anche da un altro campano di trentotto anni, residente a Perugia che alla faccia degli arresti domiciliari a cui era stato sottoposto proprio per delitti concernenti gli stupefacenti, continuava a spacciare rilevanti quantitativi di hashish.

Il rifornimento di cocaina avveniva attraverso un altro straniero di venticinque anni, asserito cittadino bulgaro o, più verosimilmente, albanese, avendo molteplici alias con tale nazionalità. nonchè un altro bulgaro di ventisei anni)..

Nel corso dell’indagine, i carabinieri hanno anche effettuato diversi arresti e sequestri: in particolare, il 10 aprile 2013, a Perugia, venivano arrestati due giovani di Foligno trovati in possesso di un involucro con oltre 100 grammi di marijuana.
La droga in sequestro, sottoposta ad accertamenti presso il Laboratorio Analisi Sostanze Stupefacenti (LASS) dei carabinieri i Perugia, risultava avere un principio attivo del 13,54% ed era idonea per confezionare 542 dosi medie singole.

Il 24 aprile 2013, a Fratta Todina, , un trentunenne del luogo, veniva trovato in possesso di circa 230 grammi di hashish, appena ricevuti dallo spacciatore “principale” con l’incarico di custodirli presso la propria abitazione.
L’hashish sequestrato era risultato puro al 12,92% ed idoneo per confezionare 1.140 dosi medie giornaliere.
Il 25 maggio 2013, a Perugia, nella rete dei carabinieri, cadeva proprio il capo del gruppo. Questi, dopo un rocambolesco inseguimento, veniva bloccato dai militari, che recuperavano 20 “ovoletti”, per un peso complessivo di 200 grammi di hashish, appena ricevuti dai cognati di Deruta.
Presso l’abitazione del bulgaro, in quella circostanza, venivano trovati altri 200 grammi, vari coltelli ed un “tirapugni”.
La droga, quella volta, era di ottima qualità e proveniva dall’area campana; infatti, risultava avere un principio attivo del 25,73%, sufficiente per ricavare 2.404 dosi medie singole.
Dopo appena due giorni, i carabinieri di Todi facevano irruzione nell’abitazione di Perugia del bulgaro agli arresti domiciliari, che veniva trovato in possesso di circa 600 grammi di hascisc, sufficienti per realizzare 3.884 dosi medie singole.
Il 30 maggio 2013, a Marsciano, gli investigatori del NORM eseguivano una perquisizione nell’abitazione di un minorenne del posto, trovandolo in possesso di alcuni grammi di marijuana, una bilancia di precisione ed un telefono cellulare che, a seguito di accertamenti, risultava essere stato rapinato ad un altro minorenne per il mancato pagamento di una piccola quantità della citata sostanza stupefacente. Infine, il 7 luglio 2013 a Perugia, i carabinieri del Norm di Todi bloccavano il campano, cognato del ristoratore di Deruta. Questi, a bordo di un’autovettura AUDI con targa elvetica, era appena rientrato da Napoli, dove si era approvvigionato di 55 “ovoletti” di hashish “super polline”, del peso complessivo di grammi 564, dai quali era possibile ricavare quasi 4.000 dosi medie singole.

 

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