Nella situazione drammatica in cui l’ISRIM è stato fatto precipitare è facile da parte del Sindaco di Terni e della Presidente della Regione lavarsene le mani, liquidare l’Istituto Superiore sui Materiali Speciali, poi pilotare la richiesta di fallimento, chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato, mettendosi a posto la coscienza e la non lieve personale responsabilità, con 32 lavoratori licenziati e le relative famiglie nella bufera.

La doppia morale non può funzionare: quando il datore di lavoro è privato dalli al “padrone”, ma quando il “padrone” è il sindaco, il presidente della Provincia e della Regione allora la musica cambia ma si invoca comunque l’istituto del fallimento, proprio delle società commerciali, che con un colpo di spugna dovrebbe azzerare le responsabilitàcivili, contabili ed eventualmente penali.

Troppo comodo!

Soprattutto se dovessero emergere, come stanno emergendo, gravi irregolarità contabili, come sta accertando la Guardia di Finanza, per false fatturazioni prodotte da chi avrebbe dovuto amministrare l’Istituto con la diligenza del buon padre di famiglia.

Su un caso analogo di ben maggiori dimensioni, una società partecipata dal Comune di Palermo, il Tribunale Fallimentare di quella città, con sentenza dell’8.01.2013, ha rifiutato la richiesta di fallimento per la semplice ragione che è troppo comodo per gli Enti Locali  continuare ad usare società del genere con leggerezza, mettendo politici, pseudo politici o amici dei politici al loro vertice. “L’utilizzo di enti formalmente di diritto privato non può essere un escamotage per disinteressarsi del buon andamento  della società partecipata attraverso la scorciatoia delle procedure fallimentari, quindi “omettendo la sorveglianza e producendo un evidente danno erariale”.

Se così fosse non dovrebbero dormire sonni tranquilli a Terni e Perugia i politici responsabili di tale disastro, peraltro ampiamente annunciato, perché cinismo e furbizia non sono più tollerati.

Dove sono finite le ipotesi di salvataggio lanciate dall’Assessore Riommi ai lavoratori preoccupati con il Sindaco totalmente acquiescente, che proponeva la liquidazione dell’ISRIM come la miglior soluzione possibile? Migliore per chi? Per le nobilissime terga del Sindaco o per i lavoratori e la città nel suo complesso che perde un Istituto prestigioso con altri 32 posti di lavoro qualificati?  

Chi ha condotto in consiglio comunale una battaglia durissima per opporsi a questa liquidazione quale anticamera del fallimento? Chi invece, consiglieri di maggioranza, uno per uno, ha votato quella  delibera per disciplina ed omertà politica?

Ricordo bene che quando si trattava di difendere i propri posti di lavoro o quelli di amici politici e parenti, molti consiglieri del PD e dintorni fecero fuoco e fiamme per addebitare al Comune oneri persino impropri (sulla vicenda COSEA/CMT occorrerebbe scrivere un romanzo, giallo per di più) ma quando le famiglie da mantenere non sono le proprie allora pollice verso e…………chissenefrega!!!  

Riommi parlò davanti ai sindacalisti della chimica. Coloro che erano presenti perchè oggi tacciono? Per la Basell giustamente fecero fuoco e fiamme ma i lavoratori dell’ISRIM sono da gettare a mare perchè l’Assessore responsabile è Piermatti, ex Segretario CGIL? Riommi promise di creare due newco, una con i lavoratori addetti ad alcuni servizi di laboratorio che hanno mercato, società da rafforzare e cedere al miglior offerente, l’altra con i dipendenti volti alla ricerca di cui si sarebbe fatta carico Regione, Provincia e Comune, anche favorendo collaborazioni dirette con ARPA, ASM, ASL, ecc. Che fine hanno fatto quelle promesse? Finite insieme a tutte quelle elettorali per tentare l’impossibile pur di riportare anche con l’inganno il debolissimo Di Girolamo a Palazzo Spada?

Non si può continuare con queste logiche per cui “tolleranza zero contro la malamministrazione” in tutti i casi di dolo o colpa grave. Per coerenza inviamo l’ennesimo esposto alla Corte dei Conti, e non sarà l’ultimo, perchè faccia il proprio dovere e tornino a prevalere anche a Terni e in Umbria capacità e merito.

Di Girolamo e compagni strillino pure come galline di fronte alla nostra ennesima richiesta di legalità e correttezza amministrativa, a Terni non c’è più trippa per gatti neanche per i loro!

 

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