Il ritardo nell’esecuzione degli esami su un mega carico di mais, di 26.059 tonnellate, contaminato da diossina, proveniente dall’Ucraina e destinato alla produzione di mangimi per animali, sbarcato nel porto di Ravenna il 6 marzo scorso e venduto dal 7 aprile ai mangimifici italiani fino al 9 giugno, ha coinvolto anche una notissima industria di mangimi dell’Umbria.
Un campione del carico è stato prelevato in Emilia Romagna solo il 15 maggio ed i risultati si sono avuti solo l’11 giugno, quando quasi tutto il mais era stato smerciato: la concentrazione di diossina presente nel mais ucraino superava di quattro volte i limiti ammessi dalla normativa italiana ed europea.
Ora lo stanno rincorrendo, gran parte è già finito nei mangimi, in dodici regioni: Piemonte, Lombardia, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Umbria, Calabria e Sicilia.
Il ministero della Salute, il 20 giugno, ha predisposto il blocco cautelativo degli alimenti provenienti da animali nutriti con mangimi potenzialmente contaminati










