Abbiamo letto nella versione in rete del periodico TamTam un attacco molto violento contro l’istituzione in città di alcune colonie feline. Su problemi del genere non solo riesce legittimo, ma è assolutamente importante e benvenuto qualunque intervento che registri l’opinione pubblica o parti di essa; quel che dispiace però, in particolare trattandosi d’un periodico che intende dar voce alle persone più disparate, a quella che comunemente si dice la “gente”, è che l’attacco sia frutto d’un intervento della redazione, da cui t’aspetteresti, proprio per il suo ruolo, tutt’altro tono. Quello di cui si sente la necessità non è tanto una discussione fondata su sarcasmi, ironia e motti di spirito di scarso spessore, quanto piuttosto un dibattito che aumenti il livello generale dell’informazione. Scrive in una pagina celebre Ortega y Gasset: “il fattore decisivo nella storia di un popolo è l’uomo medio e perciò è importante che il livello medio sia il più elevato possibile”.
Ora esiste una legge del 1991, la no. 281, promulgata proprio con lo scopo di proteggere e tutelare gli animali di affezione anche randagi e di prevenire il randagismo: è ovvio che come tutte le leggi occorre applicarla. È vietato catturare gatti che vivono in libertà, è ovviamente vietato torturarli e le colonie feline, che sono tutte preesistenti e non sono certamente il frutto dell’attività volontaria di chi se ne occupa, non possono per legge essere deportate. L’associazione ATTA si è posto tra i suoi obiettivi il riconoscimento delle colonie feline e questa intenzione è stata resa nota più volte a mezzo stampa. Quindi le iniziative della Usl e del Comune che noi abbiamo stimolato erano del tutto trasparenti e, dobbiamo ripeterlo, si limitavano a realizzare un obbligo di legge. Come è noto – e dovrebbe esserlo anche all’anonimo che ci accusa in termini tanto perentori – una delle principali attività in questo progetto consiste nella sterilizzazione dei gatti randagi: è l’unico modo per contenerne l’aumento. Ogni problema sociale piccolo o grande dev’essere regolamentato, sperare di distruggerlo è, prima che incivile, poco intelligente. Prendete la questione delle carceri: se ci sono sette detenuti in una cella di 16 mq è chiaro che la situazione va in qualche modo risolta per evitare l’accusa “europea” di tortura, altrimenti non resta che far fuori i detenuti. Se in paese ci sono quindi gatti randagi – in un numero che peraltro è ridicolo esagerare – la loro presenza va regolamentata a meno che non si sia favorevoli alla loro eliminazione, gesto indiscutibilmente abbietto, arretrato, e culturalmente assai povero. La possibilità d’un ricovero pubblico a Todi come ne esistono per cani, il cosiddetto “gattile”, è certamente una prospettiva da prendere in considerazione, però attualmente intempestiva per evidenti ragioni di costo.







