Profughi trattati come persone non autosufficienti: altri puliscono - a pagamento - anche i locali dove soggiornano, i piatti dove mangiano ed il vestiario condannandoli all'ozio
assistenza e beneficienza

Come si legge nell’Enciclpodia Treccani, nella “seconda metà del Settecento, sotto l’influsso delle nuove teorie filantropiche dell’illuminismo, anche in questo campo  ( il soccorso ai bisognosi – n.d.r) si giunse a concepire diversamente.
Mentre prima la carità derivava da una prescrizione religiosa dove preponderava lo scopo della salute eterna dell’uomo caritatevole, avendosi così una certa umiliazione per i beneficati e una certa indifferenza circa i risultati, i riformatori settecenteschi – i quali tendevano a mutar le basi stesse della società – sostennero che il desiderio di fare il bene altrui è ispirato dalla ragione illuminata, dall’ambizione di essere utili agli altri e di sollevarli, di addolcire la condizione dei bisognosi con mezzi appropriati ai loro bisogni.”

Questo richiamo storico – culturale  è indispensabile per commentare il modo in cui in Italia, Umbria compresa, si provvede a soccorrere le persone che approdano in Italia dopo viaggi di migliaia di chilometri, tra deserti e mari, dove l’unica consapevolezza è che l’ altissima la probabilità di lasciare la vita prima di giungere alla meta sperata , una consapevolezza che dà la misura della disperazione che li ha spinti a partire, meglio a fuggire dai luoghi d’origine.

Il commento a margine della notizia che cinquecentosessantadue profughi sono in arrivo in Umbria: fino a 437 nella provincia di Perugia e 125 in quella di Terni e che la casa vincenziana di San Venanzo ospiterà una parte mentre è stata respinta l’offerta della Caritas di Todi e Orvieto.
Le associazioni dovranno garantire vitto, alloggio, gestione amministrativa, assistenza linguistica e culturale, servizio di pulizia e abbigliamento adeguato alla stagione, pocket money di 2,5 euro a testa al giorno per un massimo di 7,50 euro per nucleo familiare, una ricarica telefonica di 15 euro all’ingresso. Se necessario dovrà essere garantito il trasporto tra le diverse strutture.

Sul costo dell’accoglienza, circa 33 – 35 euro al giorno, c’è  polemica politica, ma non è questa che vogliamo seguire.
Piuttosto ci interessa capire se con i servizi offerti si intenda  coltivare la“salute eterna dell’uomo caritatevole, avendosi così una certa umiliazione per i beneficati e una certa indifferenza circa i risultati” oppure aiutare effettivamente i profughi bisognosi a sollevarsi e camminare con le loro gambe nel “mondo nuovo”.

Per entrare nel concreto osserviamo che le associazioni che assicurano l’assistenza, tra le altre cose assolutamente condivisibili, devono assicurare il “servizio di pulizia” intendendo con ciò, probabilmente, quello dei locali di accoglienza, delle stoviglie utilizzate per i pasti e del vestiario,nonché un “pocket money di 2,5 euro a testa al giorno per un massimo di 7,50 euro per nucleo familiare, una ricarica telefonica di 15 euro all’ingresso.”

Ma tra la due cose non c’è alcun rapporto sinallagmatico, ovvero non c’è, come dicevano i romani un “ do ut des”, quindi anche se i lavori di pulizia impegnerebbero mediamente pochi minuti al giorno i profughi, quest’ultimi sono condannati, quelli “abili ed arruolabili,” all’ozio e l’ozio, dicevano sempre i romani, “ è il padre dei vizi”.

Chissà che non bastasse uno straccio, una scopa ed un spazzolone, con un pò di detersivo, per  far sentire i profughi ancora vivi? E meno umiliati

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