Ha debuttato ieri sera al Palazzo del Vignola, con “Ti auguro un fidanzato come Nanni Moretti”, la giovanissima – ma non certo inesperta – regista tuderte, Livia Ferracchiati. Una Sala del Vignola al completo per la prima dello spettacolo, inserito nella sezione “Spazio Giovani” del Todi Festival.
Lo spettacolo – anche se il titolo faceva pensare diversamente – non parla di Nanni Moretti e non si rifà direttamente a lui o ai personaggi dei suoi film. Il titolo nasce infatti dalla “vaga somiglianza” tra il protagonista e i personaggi “vagamente paranoidi” dei primi film di Moretti e, comunque, è stata una buona trovata per invogliare lo spettatore alla visione dello spettacolo.
Il “sipario” si apre – o meglio l’allestimento scenografico, essenziale ma simbolico, curato da Chiara Bonomelli, non l’ha volutamente previsto – e i due protagonisti sono già sul palco: Fabio Paroni, in giacca e cravatta, già a prima impressione impeccabile e quasi maniacale, e Chiara Leoncini, capelli ribelli e abbigliamento un po’ fuori dagli schemi. Entrambi tengono in mano una mela – una verde e una rossa – che rievoca il peccato originario e il seme della “prima” discordia tra Uomo e Donna.
I personaggi sulla scena sono una coppia, che racconta la quotidianità in maniera ironica, spesso comica, portando agli occhi del pubblico due visioni opposte ma complementari della vita; lei è ingegnere, ma al tempo stesso è sognatrice, un po’ svampita e non ha paura di cedere all’amore, lui invece è fumettista, ma un “tipo quadrato”, pieno di paranoie – che però “sa di averle a differenza di altri che le negano” – e con forti blocchi psicologici soprattutto verso il rapporto di coppia.
I costumi – di Laura Dondi – come anche una “tavola apparecchiata” fatto di blocchi, che diventa “qualcos’altro” a seconda della scena, non cambiano dall’inizio alla fine e sono un segno distintivo del carattere dei personaggi.
La paura dell’amore, dell’abbandono, della vecchiaia e di tutto quello che è ignoto sono i macrotemi dello spettacolo – ma anche della vita di ognuno di noi – e sono stati trattati con sottile, ma forte ironia – fatto molto apprezzato dal pubblico in sala che, a fine spettacolo, ha applaudito tutto il cast con entusiasmo.
























