Se non è una bufala nella quale sono incappati i grandi quotidiani, la notizia potrebbe quasi paragonarsi alla scoperta del moto perpetuo.
Ma l’informazione base è in un abstract appena pubblicato sulla rivista “Nature Communications“:
Technologies to harvest electrical energy from wind have vast potentials because wind is one of the cleanest and most sustainable energy sources that nature provides. Here we propose a flutter-driven triboelectric generator that uses contact electrification caused by the self-sustained oscillation of flags. We study the coupled interaction between a fluttering flexible flag and a rigid plate. In doing so, we find three distinct contact modes: single, double and chaotic. The flutter-driven triboelectric generator having small dimensions of 7.5 × 5 cm at wind speed of 15 ms−1 exhibits high-electrical performances: an instantaneous output voltage of 200 V and a current of 60 μA with a high frequency of 158 Hz, giving an average power density of approximately 0.86 mW. The flutter-driven triboelectric generation is a promising technology to drive electric devices in the outdoor environments in a sustainable manner.
Più concretamente si tratterebbe di una nuova auto ibrida: elettrica ed… a vento o, forse un’auto alimentata dal suo stesso movimento
Non certo con una vela, ma solamente una piccola bandierina sul tetto del mezzo.
Il segreto sarebbe proprio in quella bandierina che, non appena l’auto si mette in moto, inizia a sventolare.
Ma è uno sventolio molto particolare , la ‘bandierina’ è ottenuta da un materiale flessibile simile a una stoffa, rivestito da uno sottile strato metallico.
Agitata dal vento, la bandiera urta contro una superficie rigida, di un metallo di tipo diverso: è questo movimento, attraverso lo strofinio, a provocare il trasferimento di cariche elettriche.
Secondo i ricercatori coreani questo sistema, montato sul tetto di un’auto (avrebbe le dimensioni di 7,5 centimetri per 5) potrebbe produrre una quantità di energia pari a 0,86 megaWatt.
Nel progetto sarebbero coinvolti: Samsung, Chonnam National University di Gwangiu e l’università di Seoul









