Una legge lombarda ha stabilito che è incompatibile percepire un vitalizio ed avere una retribuzione da parte di un ente pubblico. E Capanna ha optato per tenere il vitalizio
Mario_capanna

L’attività pubblica non può essere un servizio gratuito, anche se dal pubblico, per attività politiche precedenti, si ricevono, a quasi 70 anni di età, circa 5 mila euro netti al mese.

Questo il succo dei motivi per cui Mario Capanna ha dato le dimissioni da presidente del Co.Re.Com Umbria.

Capanna, infatti, dalla Regione Lombardia, del cui consiglio regionale è stato componente,  percepisce un vitalizio di 2.300 euro al mese, ma proprio una legge lombarda ha stabilito che è incompatibile percepire un vitalizio ed avere una retribuzione da parte di un ente pubblico.
E Capanna ha optato per tenere il vitalizio

Capanna, da buon politico, ha poi fornito altre motivazioni: consentire ad altri di percepire l’indennità prevista per il Co.Re.Com a cui lui avrebbe dovuto comunque rinunciare, nonostante le responsabilità che l’incarico umbro implica, anche se avesse deciso di “restare attaccato alla poltrona” cosa che, ha dichiarato, non lo interessa; i costi della politica sono un falso problema usato per nascondere altri problemi di sprechi

 Peraltro, ha rimarcato Mario Capanna, quella del presidente del Corecom è una indennità e non una retribuzione, legata dunque ad un incarico di responsabilità e non ad una attività lavorativa contrattualizzata.
Durante l’incontro con i giornalisti, Capanna ha evidenziato di lasciare “un Comitato in perfetta salute, che ha visto aumentare del 40 per cento, negli ultimi due anni, il numero dei cittadini che hanno usufruito dell’attività di conciliazione con le compagnie telefoniche e di telecomunicazioni.
Nell’anno 2013 l’attività del Corecom ha permesso agli umbri di recuperare circa un milione di euro dalle aziende del settore”.

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