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I Parchi del Camoscio si sono aggiudicati il premio “Luisa Minazzi - Ambientalista dell’anno 2014” e tra essi il Parco nazionale dei Monti Sibillini
camoscio

 

All’inizio del ‘900 nell’intero Appennino, in quello che sarebbe divenuto il Parco Nazionale d’Abruzzo, sopravvivevano poco più di 30 esemplari, oggi sono oltre 2000 gli esemplari del camoscio appenninico (nome scientifico Rupicapra pyrenaica ornata), mammifero che si trova esclusivamente in Italia.

Lo sviluppo della presenza dell’animale rappresenta un caso di successo internazionale per le politiche di conservazione di una specie a rischio, ma la sua tutela è legata strettamente a quella del territorio in cui vive e alle politiche di istituzione delle aree protette.
Insomma, se non ci fossero stati i Parchi dell’Appennino con tutta probabilità il camoscio non sarebbe sopravvissuto.

 Il ‘Life Coornata’, questo il nome del progetto, può anche essere considerato un caso esemplare di successo della ricerca made in Italy all’interno dei Parchi, perché sono state sperimentate per il ripopolamento alcune tecniche di cattura e rilascio, totalmente innovative e mai usate prima: le box trap e le up-net.
Si tratta di dispositivi per catture collettive degli esemplari, che hanno il vantaggio, rispetto alla teleanestesia di singoli individui, di trasferire un certo numero di animali simultaneamente oltre che evitare incidenti mortali come recentemente accaduto con l’orsa trentina.

 Per questo i Parchi del Camoscio si sono aggiudicati il premio “Luisa Minazzi – Ambientalista dell’anno 2014” e tra essi il Parco nazionale dei Monti Sibillini e le altre quattro aree protette coinvolte nel progetto
Il premio, indetto dalla rivista “La nuova ecologia” e giunto all’ottava edizione, è un ulteriore riconoscimento di quanto fatto negli ultimi anni da queste aree protette per la salvaguardia del camoscio appenninico, ungulato endemico delle nostre montagne salvato dal rischio estinzione.
 
Al premio, oltre ai Parchi del camoscio, hanno concorso altri sette candidati scelti da una giuria preliminare costituita da personalità di spicco dell’ambientalismo e del giornalismo ambientale.
La parola è poi passata ai lettori de “La nuova ecologia” che hanno espresso le proprie preferenze decretando la vittoria dei Parchi del camoscio. Il premio, quindi, assume un valore particolare proprio perché scelto dai lettori e non da una giuria di tecnici.
 
E’ il coronamento finale di un lungo percorso che il Parco dei Sibillini ha intrapreso insieme a Legambiente e alle aree protette abruzzesi della Majella, del Gran Sasso, del Sirente – Velino e dello storico Parco d’Abruzzo, realtà con cui si è creata una grande sinergia che ha costituito un vero e proprio valore aggiunto nell’avanzamento del progetto.
La tutela di questo fantastico animale che oggi possiamo ammirare in quasi tutto l’Appennino centrale ha coinvolto tutto il mondo ambientalista, da quello associativo a quello istituzionale.
Per questo meritano una menzione speciale ed un ringraziamento anche il Corpo Forestale dello Stato, che non ha mai fatto mancare il proprio fondamentale supporto, e il WWF che insieme al Club Alpino Italiano si spese per le prime reintroduzioni sul Gran Sasso ormai venti anni orsono.
 
Il riconoscimento rappresenta un ulteriore stimolo a portare avanti questa splendida esperienza nata con il Coornata, come più volte è stato ribadito dai soggetti interessati, in primis dal Parco dei Sibillini che garantirà il monitoraggio costante della specie e la gestione integrata dell’area faunistica del camoscio di Bolognola con quelle degli altri parchi coinvolti.
 
Il premio “Ambientalista dell’anno” è intitolato a Luisa Minazzi, l’attivista di Casale Monferrato scomparsa nel 2010 che si è battuta a lungo per i diritti delle persone esposte all’amianto.
Ha l’obbiettivo di mettere in mostra le storie di quanti si impegnano nella società civile, nel mondo dell’impresa e nella pubblica amministrazione a favore dell’ambiente, del prossimo e della legalità.
E’ quindi un grande motivo di orgoglio, per il territorio e per quanti lavorano ed hanno lavorato con il Parco dei Sibillini, essere entrati a far parte di questo prestigioso albo d’oro.

La costituzione della quarta colonia di Camoscio appenninico, quella dei Sibillini, è iniziata nel settembre 2008 con il rilascio, nella zona del Monte Bove, di 8 soggetti (3 maschi e 5 femmine) prelevati in natura in Val di Rose nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Già nel giugno 2009 si sono avute le prime due nascite mentre le attività sono proseguite nello stesso anno con il rilascio di altri 5 soggetti (2 maschi e 3 femmine) provenienti dalle aree faunistiche del Parco Nazionale della Majella e del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Dopo aver registrato, nel giugno del 2010, la nascita di 5 piccoli la neocolonia, a seguito dell’avvio del progetto Life Coornata, ha visto la liberazione sul Monte Bove, nell’autunno dello stesso anno, di 4 individui radiocollarati provenienti dalla cattività (2 dagli stessi Sibillini, uno proveniente dalla Majella ed uno dal Gran Sasso) mentre un quinto soggetto non è stato liberato per avverse condizioni meteo.
Nel 2011 è stata verificata la nascita di 7 piccoli su 9 femmine presenti; il bilancio generale, al 30 giugno 2011, è stato quindi decisamente positivo in quanto il nucleo presente sui Sibillini, al netto delle perdite di 5 soggetti, risultava essere costituito da 9 femmine adulte, 4 maschi adulti, 2 subadulti nati nel 2009, 4 yearling nati nel 2010, 7 piccoli del 2011.

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