“II piano industriale annunciato da Poste Italiane è irricevibile perché indirizzato solo a fare finanza mentre abbandona il territorio, specie le parti economicamente più deboli.
Difatti, la prevista chiusura di 15 uffici postali e la ‘razionalizzazione’ di altri 18 nella sola Umbria, con il chiaro indirizzo a concentrare la presenza di Poste Italiane solo nelle zone più ricche, non solo rischia di minare ulteriormente la coesione sociale, ma anche di azzerare le grandi opportunità che la rete, fisica e infrastrutturale, potrebbe offrire ai cittadini e all’intera economia regionale”.
E’ questo il commento di Umberto Pocceschi, Segretario Regionale dei postelegrafonici (Slp) della Cisl dell’Umbria al termine della riunione con l’Azienda dove venivano ufficializzati i tagli sul nostro territorio Regionale.  Ma la mobilitazione, della Cisl, era già iniziata qualche giorno fa. Infatti, dopo che erano stati resi noti i primi numeri che parlavano di 600 razionalizzazioni di uffici postali e 450 chiusure in tutt’ ltalia, l’immediata risposta del sindacato cislino che conta 1000 iscritti all’interno di Poste, si è tradotta in un percorso di informazione e di mobilitazione con una serie di assemblee in tutti i luoghi di lavoro nonché l’invio di una lettera di denuncia inviata ai presidenti dell’ANCI e dell’UNCEM, nazionali e regionali, ed a tutti i sindaci dei comuni interessati dalle chiusure.
“Le 15 chiusure (9 nella provincia di Perugia e 6 in quella di Terni) riguarderanno precisamente gli uffici: Castel Ritaldi (sport.avanzato), Annifo, Capodacqua, Gioiella, Perugia succ.le 2, Ripa, Sant’Egidio, Villastrada, e Collazzone per Perugia nonché Collestatte, Porchiano, Schifanoia, Sugano, Capitone e Melezzole per Terni.
Le 18 razionalizzazioni quasi tutte a 3 giorni a settimana, riguarderanno invece per Perugia: Castiglione della Valle, Cerreto di Spoleto, Gualdo Cattaneo, Monteleone di Spoleto, Piegaro, Poggiodomo, Preci, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Gaifana, Monte Santa Maria Tiberina, Castelnuovo D’Assisi, Viole, e Ponticelli; per Terni: Allerona, Civitella del Lago, Ficulle e Piediluco, non faranno altro -ribadisce Pocceschi- che aggravare ulteriormente una situazione già insostenibile a causa degli organici insufficienti. Una carenza di personale già endemica che non consente più la corretta copertura delle postazioni dì sportello, delle sale di consulenza e di vendita dei prodotti finanziari, con aggravi di lavoro per gli addetti e disagi per la clientela che vede aumentare i tempi di attesa e la qualità dei servizi erogati”.
“A ciò – prosegue il sindacalista – si aggiunga l’incognita ingenerata dal piano di consegna delle corrispondenze a giorni alterni. Un piano che sicuramente comporterà un’ulteriore riduzione di personale e di servizi alle popolazioni delle zone disagiate, che non solo vedranno il postino a giorni alterni, ma avranno gli uffici postali lontanissimi dalle loro abitazioni'”.
“Una situazione paradossale -rincara la dose il Segretario Regionale dei postelegrafonici della Cisl- che ci viene presentata proprio mentre il bilancio di Poste Italiane fa registrare ampi profìtti per l’azienda. Profitti ottenuti in gran parte grazie agli enormi sacrifici fatti dai lavoratori in questi anni”.

“Noi -ha concluso il Segretario Pocceschi- ci opporremo con tutte le nostre forze a tagli indiscriminati che puntano con sfrontatezza solo a fare giochi finanziari, sacrificando senza alcuna strategia aziendale i lavoratori, e, nello stesso tempo, danneggiando la collettività”.

Sul Piano di Poste Italia è intervenuto anche il segretario generale regionale Cisl Umbria Ulderico Sbarra che vede nelle modalità nelle quali viene concepito lo stesso un duro colpo per l’Umbria.
“In questo modo –chiarisce il segretario- si proseguirebbe sulla strada del depauperamento delle strutture strategiche della nostra regione che investe i trasporti, le banche, le telecomunicazioni, gli uffici dello Stato e tanti altri”. Per Sbarra si tratta di una razionalizzazione troppo pesante, “che segue la logica del solo profitto. Se esiste un problema di riorganizzazione e di impatto tecnologico sullo stesso– continua- questo deve essere gestito anche in termini di sostenibilità sociale sia sul versante occupazionale che su quello dei cittadini, anche nelle zone più marginali”.

Per questo Sbarra dice no alla mera logica del profitto e della finanziarizzazione dell’ente, individuando nel costo del lavoro la vera questione della riorganizzazione. “La Cisl è pronta a discutere di tutte le riorganizzazioni necessarie –ha concluso- ma solo se queste tengono conto dei lavoratori, della qualità dei servizi ai cittadini e della valorizzazione del territorio umbro”.

condividi su: