La tendenza allo spopolamento dei piccoli centri è indubbiamente incentivata dal progressivo allontanamento di servizi essenziali e c’è da chiedersi se l’incremento della urbanizzazione intorno ai centri più grandi sia veramente un “affare” per la società italiana o piuttosto un affare solo per alcuni ed una perdita secca per tutti gli altri, Stato compreso.
Quindi anche quando si discute della chiusura degli uffici postali la questione non dovrebbe porsi solo alla luce degli interessi di Poste, i cui obiettivi organizzativi vengono a porsi in contrasto con quelli dello Stato che di Poste è socio di maggioranza.
E non è solo questione di disagio per pensionati anziani, ma una questione che attiene alla stessa sopravvivenza di tanti paesi, la cui perdita sarebbe una modificazione allo stesso territorio del “bel paese,” quel territorio che costituisce una risorsa importante anche per l’economia turistica.
Una problematica che ben dovrebbe conoscere la nuova Presidente di Poste, Todini, che ha toccato con mano ed apprezzato la vita nei piccoli centri umbri
Un incontro urgente per affrontare l’importante e preoccupante questione della prossima chiusura di alcuni uffici postali e della razionalizzazione delle aperture di altri, questo quanto richiesto dal Presidente ANCI Umbria Francesco De Rebotti e dal Coordinatore dei Piccoli Comuni Umbria Giuseppe Chianella, alla Direzione regionale di Poste Italiane.
In Umbria sono previsti quindici uffici postali chiusi totalmente e altri diciotto razionalizzati con aperture parziali limitate ad alcuni giorni della settimana.
Il territorio umbro, anche se non vasto, è molto particolare, gli uffici postali sono presidi essenziali per tanta parte della popolazione, soprattutto per coloro che abitano lontano dai grandi centri e per gli anziani che risulterebbero essere i più penalizzati e proprio in queste situazioni, Poste svolge un servizio indispensabile per gli obiettivi di coesione sociale, economica e territoriale dando la possibilità di accesso a servizi locali essenziali.
Sarebbe fondamentale coinvolgere la Amministrazioni interessate dal Piano di razionalizzazione, per poter tenere conto delle differenti esigenze dei territori, sviluppando così un rapporto sinergico con il Sistema dei Comuni.
Questo era anche alla base di un Protocollo di Intesa, siglato nel 2002, tra Anci e Poste a garanzia, soprattutto dei comuni di minore dimensione demografica, dove Poste si impegnava, appunto, a sviluppare una maggiore integrazione tra uffici postali e Comuni.
La Regione Umbria ha comunicato al Presidente De Rebotti, la propria disponibilità a collaborare per poter meglio risolvere tale difficoltosa e complicata problematica.
“Unilaterale e inaccettabile” secondo i consiglieri regionale umbri Mariotti e Galanello (PD) la decisione di Poste italiane chiudere e ridurre gli orari di 32 uffici postali umbri.
Per i due esponenti del PD si colpiscono le aree più deboli
dell’Umbria, “in contraddizione con gli indirizzi che ispirano l’utilizzo dei fondi nella programmazione comunitaria 2014-2020 che hanno tra gli altri obiettivi qualificanti anche lo sviluppo e la qualificazione delle aree meno strutturate”.
Anche per l’ANCeSCAO di Terni Narni Amelia è una scelta sbagliata che non tiene nemmeno conto del parere espresso da Agcom, l’Autorità per il Garante delle Comunicazioni, contraria alla chiusura degli uffici postali nelle aree svantaggiate, che ha opportunamente sollecitato Poste Italiane ad una concertazione con le Amministrazioni locali prima di procedere alla chiusura.
“La Regione è disponibile a mettere a disposizione anche il proprio patrimonio immobiliare pur di scongiurare la chiusura degli uffici periferici di Poste Italiane in Umbria”: lo ha annunciato l’assessore regionale al patrimonio e riforme, Fabio Paparelli.
“Condivido pienamente e faccio mie – ha detto Paparelli – le preoccupazioni espresse dall’Anci regionale e da alcuni parlamentari, oltre che dai sindacati, sulla drammatica situazione che si sta verificando in alcune zone rurali e montane a causa dell’imminente chiusura di uffici postali ritenuti ‘non produttivi’.









