M’induce ad affrontare quest’argomento la notizia che l’Amministrazione di Todi si propone di ingrandire l’ospitalità in alcuni dei cimiteri comunali, edificando nuove edicole. Tra i cimiteri che saranno forniti di questa dotazione c’è anche il cimitero di Canonica.
Risiedo in questa frazione da tanti anni, ne conosco i venti e la cattiva stagione, il freddo secco e le brume, i colori d’autunno e di primavera e i profumi e i canti dell’estate. Ne conosco le strade e le buche e la mancanza della pittura bianca sui bordi, tanto preziosa nelle notti di nebbia e senza luna.
Conosco anche il camposantonel quale ho sostato alcune volte per salutare gli amici scomparsi, ma anche perché mi ci fermo ogni tanto cercando di capire le ragioni per cui il soggiorno di tanti deve avvenire nella scaffalatura a più piani. Mi si risponderà che lo spazio è quello, e che proprio la mancanza di spazio induce a costruire nuovi alloggi, non potendosi allargare il perimetro murario.
I cimiteri delle piccole città del nostro paese hanno tutti, o quasi tutti, questa struttura: le tombe a cappella e poi i condomini, qualche volta su doppia o tripla fila.
Nelle grandi cittàci sono le isole numerate e per portare un ricordo ci si deve affidare alle mappe. E poi alle scale, montate su ruote, per salire ai piani più elevati. Visiteavvilenti.
Dico avvilenti perché quelle nicchie, che qualcuno, con piccola fantasia, ha chiamato colombari- ed è facile capire a quale tipo di struttura si è ispirato – hanno un lumino elettrico e fiori finti. Centinaia di lucine che s’accendono tutte insieme al tramonto e petali di plastica colorata. Non è orrenda questa scenografia?
Perché non si può inumare in piena terra? E perché non può bastare una pietra, o una lapide se uno pretende di più, deposta lì, sul mucchietto di terra che cela, venti centimetri sotto, il contenitore nel quale sono raccolte le ceneri?
Abbiamo portato da Romale ceneri di mia madre al piccolo cimitero della campagna veronese, dove c’è la tomba di famiglia. Ed è stato un viaggio sereno e dolcissimo, accompagnato dalle arie d’opera che mia madre amava ascoltare.
Le ceneri dei miei suoceri, nella lontana Svezia, occupano, insieme,poche decine di centimetri di terra in un piccolo cimitero che è tutto un giardino. E in una piccola porzione di quel giardino c’è lo spazio nel quale si possono disperdere nel vento le ceneri di chi ha chiesto di poter tornare, libero, alla natura, miscelandosi all’humus e alle foglie. Quanta saggezza in questo gesto. Sapete come si chiama quel posto? L’angolo dei ricordi.
Se proprio si vuole, una targhetta metallica con il nome e le date, può essere infissa a terra come unico presidio di memoria, ma non c’è nessun vincolo. . La religione protestante e uno stato laico non perseguitano i morti con obblighi sfarzosi e costosi.
Capisco quanto sia difficile, in un paese intriso di cattolicesimo, suggerire la cremazione e poi di sotterrare l’urna, quindici per venti, in uno spicchio di terra; nell’attesa che uno sforzo libertario dia, a chi lo desidera, il diritto di finire nel vento, in cima a una montagna, nel giardino di casa o nel mare.
Decenni di abitudine, e di minacce, non sono facilmente rimovibili. E la fiamma che tutto incenerisce, spaventa perché è rivoluzionaria.









