Nell’ambito delle lezioni sulla storia locale organizzate dall’Università delle Tre Età (Unitre) di Monte Castello di Vibio, è stata recentemente organizzata una serata culturale sulla figura di Silvio Rossi che fu sindaco del paese per oltre trent’anni (fra il 1870 e il 1903) e consigliere provinciale per quindici (fra il 1892 ed il 1907).
Nato a Monte Castello il 28 novembre 1842 in una famiglia benestante (il padre si chiamava Vincenzo Rossi e la madre Luisa Pettinelli), di professione maestro elementare a Fratta Todina, fu protagonista di una lunghissima carriera amministrativa alla guida del piccolo paese contribuendo molto alla sua crescita civile ed economica.
In quel periodo furono infatti realizzate diverse strade comunali che divennero tutte carrozzabili, fra cui, la strada Madonna del Piano – Monte Castello e la “strada della Montagna” che collega con la frazione di Doglio.
Furono pavimentate e illuminate le vie nel centro storico e realizzate le prime fognature, fu istituita la farmacia, furono realizzati i due cimiteri del capoluogo e di Doglio, furono assunti dei buoni medici condotti e dei buoni maestri per le scuole elementari, fu istituito un ufficio postale governativo dotato anche di un portalettere per tutto il territorio comunale, fu realizzato un nuovo mattatoio fuori dal centro storico, furono ristrutturate le mura castellane e completati i lavori di costruzione del palazzo comunale e della torre campanaria, ecc.
Silvio Rossi dette inoltre nuovo impulso alle attività della Società del Teatro della Concordia, della Società del Concerto (Banda Musicale), delle Società di Mutuo soccorso e della Congregazione di Carità, istituzioni locali di ognuna delle quali fu presidente nel corso degli anni. Si occupò anche della splendida decorazione interna del teatro della Concordia che fu affrescato, nel 1892, da Luigi Agretti.
E non mancò neppure di interessarsi presso il Governo, la Provincia e i comuni vicini, per la costruzione del nuovo ponte di Monte Molino, anche per mezzo della stampa, “per veder realizzato questo desiderio di tanta parte della popolazione nostra e di quella tuderte”.
In realtà non riuscì a veder realizzato il ponte sul Tevere ma riuscì a costituirne il Consorzio fra i comuni di Todi, Monte Castello di Vibio, Marsciano e Fratta Todina per la sua costruzione ottenendo dal governo L. 30.000 e dalla Provincia L. 60.000 tanto che nei successivi anni fu approvato il progetto definitivo e furono appaltati i lavori.
All’opera di Silvio Rossi si deve anche gran parte della toponomastica delle vie del centro storico cittadino, intitolate soprattutto a personaggi storici (anche del medioevo) che grazie al Rossi sono riemersi dall’oblio e contribuiscono a tenere viva la memoria del passato.
Nel corso della serata dell’Unitre, arricchita da alcune magistrali letture dell’attore Virginio Gazzolo, sono state ripercorse molte delle vicende degli ultimi decenni dell’800 quando ancora il paese, povero e senza i servizi principali, sembrava immerso ancora nel buio del medioevo più che nel nuovo dinamismo del XX secolo che si avvicinava.
Dalla relazione redatta nel 1903 a conclusione del proprio lunghissimo mandato, Silvio Rossi, ormai insignito anche del titolo di “cavaliere”, così descriveva il proprio paese di tren’anni prima: “Quando nel ‘70, per la prima volta fui eletto Consigliere Comunale, le vie disselciate e senza fogne, negazione dell’igiene e dell’incolumità pubblica erano piccoli torrenti; il mattatoio, se può chiamarsi così un fetido vano terreno, stava sotto la residenza municipale, e le pelli erano essiccate in quell’area, nel centro del paese oggi chiusa da muri e attigua alla farmacia. I morti erano ancora seppelliti nell’interno della chiesa parrocchiale malgrado le minacciose ingiunzioni della Prefettura.
Del palazzo comunale era, iniziata la costruzione, il consiglio teneva le adunanze in una cameretta di otto metri quadrati; non c’era segno di illuminazione e per le tortuose e accidentate vie di Monte Castello, come in pieno medio evo, bisognava di notte girar muniti di lanterna; la salute pubblica era affidata a un medico molto politicante e poco provetto, e poi ad un vecchio né politicante né dotto che la pubblica indignazione costrinse a uscir d’ufficio; non farmacia, trascurata l’istruzione e impartita in brutti locali. La Congregazione di Carità, in omaggio a un malinteso sentimento religioso, non aveva eseguito la legge in incameramento dei beni delle Confraternite, lasciando che le rendite ne fossero dilapidate; non c’era strada carrozzabile per Todi, neppur quella ripidissima medioevale che, fino alla barca, si percorreva a cavallo; quasi impraticabile o solo ai pedoni era quella (dai Poggi al torrente Altrena) per il Doglio, unica frazione del nostro Comune (circa 265 ettari), la vasta e ubertosa zona del piano minacciata, rovinata dal Tevere a levante e dal torrente Faena a ponente e a tramontana. La Prefettura ci teneva in sì poco conto che neppure il verificatore dei pesi e misure saliva quassù per le sue visite periodiche, e i Montecastellesi dovevano portare ora in questo ora in quel Comune a bollar le loro bilance! E non continuo nell’enumerazione per non essere lungo, tantopiù che i molti i quali vissero nel Monte Castello di trent’anni or sono, e vivono in quello di oggi, potranno, più della mia prosa, efficacemente descrivere ai loro giovani concittadini quello stato di cose.
Alla memoria di Silvio Rossi, che morì all’età di 66 anni il 29 luglio 1908, sono stati intitolati una piazza e l’ex asilo infantile. Inoltre un circolo culturale e ricreativo (attivo negli anni Venti) portò il suo nome.. E’ sepolto in una cappella gentilizia nel cimitero di Monte Castello di Vibio, nella parte vecchia, accanto ad un altro grande personaggio locale della seconda metà dell’800: Quintilio Masci, già segretario comunale per oltre quarant’anni e benefattore dei poveri.
Dopo la serata organizzata dell’Unitre si pensa di proseguire nell’opera di rivalutazione storica di Silvio Rossi quale figura illuminata e intelligente di amministratore locale che cambiò volto al proprio paese riuscendo nel duplice intento di conservazione delle vestigia medioevali (che ancor oggi si possono ammirare) e di realizzazione dei principali ed irrinunciabili servizi che richiedeva l’epoca a cavallo fra l’Ottocento ed il Novecento.








