L'Umbria, per quanto riguarda cittadini privi di diploma o di laurea, sta bene nella classifica italiana, ma in quella europea l'Italia è al quart'ultimo posto
Alberto_Manzi

Ai tempi d’oggi della crisi, si sente spesso dire “ che studi a fa, il lavoro lo trovi meglio se hai solo la terza media”.
Forse il pensiero viene vedendo i comportamenti di alcuni imprenditori che sono rimasti all’800.
Sta di fatto che la ridotta scolarizzazione si associa a paesi che nella scala dello sviluppo economico stanno nei gradini più bassi.

L’Italia nel contesto europeo risulta al quart’ultimo posto, registrando, purtroppo, un vergognoso 41,8 per cento di cittadini privi di diploma o di laurea.
Peggio la Spagna con il 44,5%, Malta 59,4% e l Portogallo 60%. Ben lontani dal primo posto della Lituania con il 6,6% di persone prive di laurea o di diploma, seguita dalla Repubblica ceca con il 7,2%, Slovacchia 8,1%, Estonia 9,4%, Polonia 9,9%, Lettonia 10,6%.

Un po’ meglio va all’Umbria che con il 34% si colloca quasi in cima alla scala italiana, appena dietro al Lazio (32%).
Causa ed effetto della posizione italiana è quanto si poco si spende in proporzione al Pil: 4%, ma , rilevando le percentuali registrate tra le varie regioni italiane, per quanto riguarda la spesa pubblica per l’istruzione, si viene a scoprire quasi uno “scandalo”!
Vale a dire, a spendere i maggiori soldi per tale settore sono state proprio le regioni che hanno ottenuto i peggiori risultati.
Vale a dire: Calabria, Sicilia, Campania, Basilicata, Puglia, Molise Sardegna. Ma forse è qui che una grossa parte di Pil è sommersa e così la spesa pubblica, che non sfugge alla statistiche, risulta percentualmente elevata.
Tuttavia una tale considerazione farebbe pensare anche che il dato nazionale sia sovrastimato

Rilevante anche la percentuale dei giovani che hanno abbandonato gli studi.
L’Italia è al quart’ultimo posto nella classifica europea
con un 17%, peggio la Romania 17,3%, Portogallo 19,2%, Malta 20,8%, Spagna 23,6%

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