“ Dalla terra ogni bene”, il messaggio su un fabbricato visibile in Umbria per chi percorre la superstrada E45 sta tornando d’attualità.
Se fino a qualche hanno fa a tornare all’attività agricola erano prevalentemente giovani e persone stanchi della vita frenetica del mondo moderno industriale ora l’onda di ritorno, a quasi 100 anni dall’apposizione della scitta, è cresciuta:
I dati dell’Istat sull’occupazione in agricoltura hanno testimoniato che: il settore vanta una crescita di oltre il 7% del tasso di occupati in un anno, con circa 57 mila nuovi lavoratori.
Secondo un’analisi di Coldiretti, la crescita record del 7,1 per cento del settore è il risultato di una crescita del 17,5 per cento al Nord, del 2,8 per cento al Centro e dell’1,1 per cento al Sud.
Ad aumentare in campagna è il numero di lavoratori indipendenti (+8,7 per cento) ma anche quelli dipendenti (+5,5 per cento).
“Una situazione che conferma la dinamicità del settore nel combattere la disoccupazione anche grazie alla capacità di attrarre le nuove generazioni” ha commentato Coldiretti, ricordando il boom di iscrizioni alle facoltà e agli istituti superiori di agraria, che fanno segnare quest’anno un aumento record del 39 per cento dall’inizio della crisi nel 2007/2008.
Non a caso, secondo un sondaggio Coldiretti/Ixe’, il 57 per cento dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (18 per cento) o fare l’impiegato in banca (18 per cento).
“Le campagne possono offrire prospettive di lavoro sia per chi vuole intraprendere con idee innovative che per chi vuole trovare una occupazione anche temporanea – ha spiegato il presidente Roberto Moncalvo – L’esperienza dimostra che molti giovani hanno saputo riconoscere ed incarnare le potenzialità del territorio trovando opportunità occupazionali, ma anche una migliore qualità della vita”.
Non è un caso, dunque, che nell’ultimo trimestre del 2014 le imprese agricole condotte da giovani con meno di 35 anni siano salite a 49871, con un aumento dell’1,5 per cento dal punto di vista congiunturale (elaborazioni Coldiretti su dati Unioncamere).
La Cia ha evidenziato, però, che nella parte attuativa del Jobs act vi sono alcune difficoltà che vanno presto superate: da un parte occorre il chiarimento richiesto al ministero del Lavoro in ordine al diritto dei giovani assunti con contratto triennale di percepire le prestazioni a sostegno del reddito nei periodi di non lavoro come tutti gli altri lavoratori a termine agricoli (pena una drastica riduzione dell’effetto positivo della norma); sul versante dell’esonero sulle assunzioni a tempo indeterminato – che solo per il settore agricolo si attiva su richiesta dell’azienda – non è ancora disponibile la procedura operativa.










