Un riferimento allo Sblocca-Italia lo si trova nelle pagine che l’inchiesta dedica all’autostrada Orte- Mestre, circa 400 chilometri dal Lazio al Veneto. L’intervento è promosso da una società che fa capo all’ex euro-parlamentare del centro-destra, ed ora esponente del NCD, Vito Bonsignore. La possibilità di partecipare a quest’opera, la più grande tra le Grandi Opere, per un valore di oltre 10 miliardi di euro, stimola molto Stefano Perotti, come dimostrano le conversazioni del figlio Philippe
(indagato) riportato nel documento dei pm.
Nelle carte si leggono toni trionfalistici, come quelli che fanno seguito all’approvazione del progetto da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), l’8 novembre 2013, ma anche profonda delusione, quando nel luglio del 2014 la Corte dei Conti “boccia”
l’intervento, negando la registrazione del provvedimento CIPE. Il piano economico e finanziario della Orte-Mestre, infatti, prevedeva un contributo pubblico indiretto di quasi 2 miliardi di euro, tramite la de-fiscalizzazione, per quanto le caratteristiche progettuali dell’opera non lo
consentivano.
Le intercettazioni mostrano tra l’altro che Stefano Perotti viene informato da Incalza della decisione della Corte dei Conti il 5 luglio, prima che la magistratura contabile si riunisca in modo ufficiale, il giorno 7, alla presenza dello stesso alto dirigente del ministro delle Infrastrutture.
Dopo la pubblicazione della delibera della Corte dei Conti, nella seconda metà di luglio, scatta il “piano di salvataggio” della Orte-Mestre.
“La mattina di lunedì 4 agosto (ore 07.56), Antonio BARGONE (già sotto-segretario di Stato nei governi Prodi e D’Alema, oggi presidente della società promotrice dell’autostrada in project financing, ndr) chiede a INCALZA di inserire <quell’emendamento sulla Orte Mestre> in un
qualsiasi decreto compatibile di prossima approvazione … ‘Ercole buongiorno … (…) … senti…quell’emendamento sulla Orte-Mestre… non si può mettere su qualche decreto che sta per essere approvato?… (..) …’. INCALZA premettendo che la cosa non è facile assicura che ne parlerà con
Gerardo (MASTRANDREA, capo ufficio legislativo del ministero delle Infrastrutture, ndr) ‘… certo! … però però abbiamo provato in tutti i modi … non c’è nessuno a cui si può fare aggancio …perché non è coerente alla norma… (…) … cioè… già dall’altra volta… avevamo provato in tutti i
modo… con la Pubblica Amministrazione non c’entra niente… (…) … provassero però… non è che…provassero… provasse qualcuno… (…) …vabbè adesso sento Gerardo…'”.
Alla fine, un modo si trova, e la mattina di lunedì 25 agosto, INCALZA sollecitato da Antonio BARGONE, riferisce che l’autostrada Tirrenica e la Pistoia – Lucca non compaiono fra le opere da cantierare con il prossimo decreto (cd Sblocca Italia) ‘…quello che è già successo … cioè non ci sono
le opere che … né la Tirrenica e penso salterà pure la Pistoia Lucca…’ Antonio BARGONE ha interesse anche nella c.d. Orte Mestre ‘…ah! senti ma la norma della Orte Mestre c’è ancora?’
L’ing. INCALZA risponde in senso affermativo ‘…sì sì'”.
È il comma ad hoc per la Orte-Mestre, il quarto dell’articolo 2, inserito nel decreto Sblocca-Italia, cui abbiamo dedicato uno dei capitoli del libro “Rottama Italia”: con questo intervento è possibile “ovviare” la bocciatura della Corte dei Conti. Bastano tre giorni lavorativi dopo la conversione in
legge del decreto, e l’11 novembre 2014 (pochi giorni prima della richiesta dei pm di applicazione della misura cautelare in carcere) Bargone, Incalza, Perotti (e Vito Bonsignore, anche lui indagato) possono festeggiare: la Orte-Mestre si farà, o almeno inizierà a drenare risorse per la fase della
progettazione esecutiva.
- Assemblea Regionale dell'Umbria di Sinistra Ecologia Libertà - il coordinatore Fausto Gentili
- 10 Aprile 2015










