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Sarebbero 17 i progetti di impianti per il solare termodinamico, a cui contribuiscono le aziende del Gruppo Angelantoni di Massa Martana, per una potenza complessiva di circa 360 MW da realizzarsi entro il 2017
angelantoni impianto demo

Dopo i ritardi nelle approvazioni, soprattutto derivanti dall’ impatto sui territori degli specchi solari, sembrano sbloccati i progetti di impianti di solare termo dinamico su cui punta da tempo il gruppo Angelantoni di Massa Martana, presso cui è da circa un anno attiva un’istallazione sperimentale che si affianca a quella di Priolo
Visti i nuovi obiettivi UE al 2030 sulla riduzione delle emissioni di gas serra e sullo sviluppo delle rinnovabili, ANEST ritiene che il solare termodinamico (CSP) potrà avere in Italia un ruolo primario per il loro raggiungimento.

“Nel nostro Paese – si legge in una nota a firma del presidente dell’associazione Gianluigi Angelantoni –  fino ad oggi si è investito tantissimo su fotovoltaico ed eolico (con generosi incentivi in particolare per i primi Conti Energia) che però sono fonti intermittenti e, come tali, non permettono lo ‘spegnimento’ degli impianti a fonti fossili, necessari per il baseload nella produzione di energia elettrica.
Il CSP invece, essendo una tecnologia solare programmabile, potrebbe effettivamente far fare al nostro Paese un salto di qualità nello sviluppo delle rinnovabili nell’ottica del raggiungimento dei nuovi obiettivi europei”.

“Attualmente – prosegue il comunicato – oltre agli impianti dimostrativi di Massa Martana e Priolo, sono operativi piccoli impianti o impianti accoppiati ad altre fonti rinnovabili. Di quest’ultima tipologia ne è un esempio l’impianto di Rende in Calabria che associa il CSP a un centrale a biomasse”.

Ma altri impianti sono oggi in dirittura di arrivo nel loro iter autorizzativo e vedranno la cantierizzazione nei primi mesi del 2015 e la loro messa in rete entro il 2017.
Tali progetti si trovano in Sardegna, 2 impianti da 50 MW, in Sicilia, 7 impianti per una potenza complessiva di 85 MW circa, e in Basilicata, 1 impianto da 50 MW.

Pertanto, informa ANEST, nel 2015 saranno cantierizzati non meno di 235 MW, con un investimento complessivo valutato nell’ordine di 1,5 miliardi di euro, e con ritorni importanti in termini occupazionali.
Per esempio un impianto da 50 MW occupa circa 1.500 persone nei due anni necessari alla sua costruzione – con ricadute territoriali facilmente immaginabili – e oltre 50 persone assunte nella fase di esercizio (almeno 25 anni), oltre l’indotto. Molti di loro saranno giovani.

Parallelamente sono in fase progettuale e di iter autorizzativo altri impianti, per la maggior parte localizzati nelle medesime regioni – per un’ovvia questione di quantità di irraggiamento solare– che potrebbero contribuire per ulteriori 100 MW circa.
Per raggiungere entro il 2020 gli obiettivi fissati dal nostro Paese (600 MW di installato) sarebbe quindi necessario avviare progetti per poco più di 150 MW.
Un traguardo raggiungibile secondo ANEST, che si sente moderatamente ottimista. Infatti, da più parti ci sono indicazioni di come il CSP potrebbe avere un ruolo primario nel dotare il nostro Paese di una tecnologia nuova in grado di rivoluzionare, proprio grazie allo storage, il parco energetico nazionale.

Complessivamente sarebbero 17 i progetti di impianti per il solare termodinamico, per una potenza complessiva di circa 360 MW da realizzarsi entro il 2017. Essi sono relativi ad impianti di diverse dimensioni e di diverse tecnologie (Specchi Parabolici, Fresnel e a Torre).

ANEST ritiene inoltre che, una volta avviati nei prossimi mesi i cantieri, sarà possibile dare una risposta agli investitori internazionali per ritenere il CSP una tecnologia affidabile nel nostro Paese, a valle delle lungaggini che ci sono state in questi ultimi anni.
Non bisogna dimenticare infatti che le problematiche a livello autorizzativo e di accettabilità sociale dell’ultimo periodo sono riconducibili al fatto che la tecnologia è nuova per l’Italia.

Questo fatto ha posto in essere alcuni aspetti comuni a questo genere di situazioni: da un lato i tecnici che dovevano analizzare i progetti non ne conoscevano i dettagli, e dall’altra il fatto, confermato in tutte le situazioni analoghe, del rigetto in prima istanza da parte della maggior parte dei soggetti di qualsiasi novità interessi il proprio territorio.
Vedere invece gli impianti costruiti o in fase di costruzione sarà sicuramente un elemento determinante per superare in futuro questi ostacoli.

Intanto il Progetto STAGE-STE (Scientific and Technological Alliance for Guaranteeting the European Excellence in Concentrating Solar Power) impegna i principali istituti di ricerca all’interno della UE sulle attività del solare termodinamico in una struttura di ricerca integrata.

C’è ora anche la possibilità di vedere la tecnologia termodinamica, attualmente associata a impianti giganteschi, dove centinaia di specchi concentrano la luce su chilometri di tubi o torri alte decine di metri, associata a piccole macchine termodinamiche cogenerative solari, che producono insieme elettricità o calore: il motore Stirling, quello che, nel XIX secolo, contese la supremazia alle macchine a vapore, che erano sì più potenti, ma, per la scarsa qualità dei materiali con cui si costruivano, anche sempre a rischio di scoppiare.

Il motore Stirling, invece, è la più elementare ed innocua delle macchine termiche, usando semplicemente aria, alternativamente riscaldata e raffreddata in due punti distanti della macchina, per muovere dei pistoni.
Nel modello più semplice (ma ce ne sono molti) in un cilindro riscaldato esternamente, il pistone viene spinto dall’aria che si dilata, ed essendo collegato ad un secondo pistone in un cilindro raffreddato esternamente, lo muove, facendoli aspirare l’aria calda nel cilindro freddo.
L’aria, raffreddandosi e riducendosi di volume, fa muovere il pistone “freddo”, che aziona a sua volta quello caldo, riportando così l’aria raffreddata nel cilindro riscaldato, e così via.

Su questa soluzione ha messo gli occhi di recente  Enel Green Power che, nel quadro della sua politica di sperimentazione di innovazioni tecniche, da impiegare poi nei suoi progetti in giro per il mondo, ha individuato un prodotto del made in Italy.
Attualmente i costi di istallazione e manutenzione sono elevati, per cui se ne ipotizza l’impiego solo in situazione in cui non ci sia altra alternativa, ma se le prove in corso daranno esito positivo i costi potranno scendere notevolmente e rapidamente.
Le macchine hanno prestazioni termiche notevolmente superiori ai pannelli solari piani. Usando luce solare concentrata, infatti, si può produrre acqua ad alta temperatura anche durante la stagione invernale, cosa molto utile per l’uso industriale o per integrare il solare al riscaldamento
Risultato: un chilowatt di potenza elettrica e tre di potenza termica, con un rendimento globale del 55 %, di cui un 13% elettrico, prodotto direttamente in corrente alternata a 220 volt

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