L’Amministrazione Comunale rende noto che in data 26 maggio ha ricevuto, da parte del nuovo Sovrintendente Architetto Stefano Gizzi, la comunicazione di avvio del procedimento di vincolo paesaggistico e ambientale per una porzione di territorio comunale di circa 50 kmq, pari ad un terzo dell’intero comune.
Sotto il vincolo finirebbe tutta l’area nord a partire dall’abitato di Morcella fino a Castiglione della Valle, includendo perciò anche tutta la ricostruzione post sisma.
Tale atto è l’esito di una lunga storia nata dalla richiesta di una fantomatica associazione “Contado di Porta Eburnea” i cui sparuti, ma evidentemente influenti, personaggi, portatori di interessi molto particolari, sono riusciti a condizionare un iter istituzionale che rischia di determinare risultati molto pesanti.
Sparuti personaggi estranei alla vita del territorio che in più di un’occasione, attraverso svariati ricorsi al TAR ed esposti alla magistratura, hanno tentato di contrastare le previsioni urbanistiche del Comune, sempre con esiti a noi favorevoli e ricevendo sonore sconfessioni circa presunti “attentati” all’ambiente ed al paesaggio.
Già in molte occasioni avevamo dichiarato la nostra contrarietà all’apposizione di un vincolo così generico e privo di motivazioni reali e specifiche, nato da visioni proprietarie e frutto di una istruttoria e di uno studio, da parte della Sovrintendenza, superficiale e burocratico.
Basti pensare che in decine di pagine di descrizione della situazione, non si cita mai la parola “terremoto” pur trovandoci nell’area del suo epicentro.
Già con la discussione sul PIR di Spina avevamo avuto la sensazione che la nuova dirigenza della Sovrintendenza aveva intenzione di imporre l’impronta del proprio comando con ulteriori prescrizioni su un progetto di ricostruzione ormai concluso e sul quale lo stesso ente aveva già espresso un parere nel 2013.
Prescrizioni che avrebbero comportato, e con il vincolo comporterebbero, un ulteriore allungamento dei tempi della ricostruzione e un aumento di costi non coperti dagli stanziamenti attualmente riconosciuti e certificati.
Ora abbiamo avuto la conferma che si vuole interpretare il proprio ruolo espropriando i Comuni, ma anche la Regione, del proprio potere di governo del territorio, intervenendo con provvedimenti fuori misura; basti pensare che con questa proposta la nostra sarebbe l’area vincolata più estesa della Regione, parchi a parte.
Una scelta resa ancora più assurda dal fatto che nella stessa proposta di vincolo si parla esplicitamente di un territorio “ben conservato e tutelato”.
Nel quale cioè le istituzioni locali preposte al suo governo, insieme alle comunità interessate, hanno agito mantenendone inalterati i tratti salienti, semplicemente applicando al meglio le normative vigenti in tema di gestione del territorio e delle sue molteplici attività.
Allora perché si vuole rendere solo più burocratico, lungo e costoso fare tutto ciò? Perché si vogliono introdurre ulteriori vincoli in un comparto analogo, in tutto e per tutto, a quello tipico umbro? Perché si vogliono costringere aziende agricole e imprese, molto presenti in quell’area, al rispetto di norme più restrittive di quelle del resto della Regione?
L’atto ricevuto impone l’attivazione delle norme di salvaguardia. Occorre agire come se il vincolo già sia operante anche per i progetti in itinere. Il che comporterà, per ciascuno di essi, un iter più lungo e costoso. Saranno persino inattuabili retroattivamente le previsioni del Piano Regolatore Generale recentemente approvato peraltro con l’accoglimento, da parte del Consiglio comunale, delle prescrizioni che la stessa Sovrintendenza aveva dato.
Ci troveremo in un guazzabuglio procedimentale e burocratico a causa di un atto assunto senza preoccuparsi delle conseguenze e delle ricadute sulla vita delle comunità locali.
Ci eravamo dichiarati disponibili a fare, insieme alla Sovrintendenza ed alla Regione, una valutazione congiunta che portasse ad individuare, con motivazioni oggettive e fondate, singoli ambiti su cui definire tutele particolari: emergenze storiche, architettoniche e di particolare pregio culturale e paesaggistico.
E avevamo individuato nel nuovo Piano Paesaggistico Regionale lo strumento attraverso cui regolare tutto ciò in un’ottica di collaborazione e lavoro d’insieme delle istituzioni, al riparo da ogni atteggiamento dirigistico che invece, a quanto pare, si vuole affermare. La stessa Regione, con identiche motivazioni, aveva ufficialmente richiesto la sospensione dell’iter di vincolo. Richiesta che si è voluta forzatamente ignorare.
Una proposta, quindi, nata male e che non lasceremo finisca peggio senza reagire.
Intanto convocheremo per la settimana prossima un incontro pubblico, a Spina, al quale inviteremo cittadini, associazioni, forze politiche, economiche e sociali per informare correttamente sulle conseguenze di un atto così pesante e ricorreremo nelle sedi giurisdizionali per la sospensione del provvedimento e per il suo esame nel merito.
Saremo presenti e collaboreremo anche alle iniziative istituzionali che l’ANCI Umbria sta predisponendo per fermare una deriva centralistica e vessatoria che da alcune settimane sta investendo molti centri della nostra Regione.
Di fronte alla quale occorre coinvolgere anche i parlamentari umbri al fine di interloquire direttamente con il Ministero che non può non essere avvertito di quanto sta accadendo.










