Sale la protesta dei cittadini ai quali il Comune non concede la retrocessione dell'edificabilità dei propri terreni per esigenze di bilancio
vendita case

Se l’IMU sui terreni edificabili è tra le tasse più discusse e controverse, paradossale è l’obbligo di pagamento della stessa da parte di chi non intende più avvalersi del diritto di edificabilità che grava sul proprio terreno o ne chiede una riduzione.
Il tanto esaltato “diritto di edificabilità” determinato dal PRG propriamente è un progetto edificatorio pensato per le esigenze presenti e future della collettività e non per interessi individuali, per cui neppure dovrebbe essere tassato, ma viene, comunque, percepito come un favore toccato ad alcuni cittadini che suscita qualche invidia.
In realtà questi ultimi devono corrispondere una onerosa tassazione indiretta per plusvalenza in caso di vendita, nonché una permanente tassazione diretta, appunto l’IMU, per il supposto valore commerciale del proprio terreno scaturito dal diritto di edificabilità.
Ora i tributi sono diventati sempre più gravosi (sono aumentati gli indici di tassazione), mentre il  valore di mercato dei terreni edificabili è fortemente diminuito perché il settore dell’edilizia è in crisi e del tutto fermo per le nuove costruzioni.
Stando così la situazione e non potendosi ipotizzare alcuna ripresa a breve o medio termine, molti possessori di terreni edificabili, a Todi come in altri Comuni, hanno presentato richiesta di riduzione o cancellazione dell’edificabilità con esiti assai diversificati a seconda delle diverse Amministrazioni: per fare degli esempi nei Comuni di Perugia, Massa Martana, Gualdo Cattaneo si sono ragionevolmente accolte le richieste dei cittadini; l’attuale Amministrazione del Comune di Todi, invece, che pure in passato ha concesso varianti di riduzione, ora ha scelto la linea intransigente del rifiuto, sbandierandola come linea del rigore e dell’interesse generale, mentre è un’ingiusta discriminazione e vessazione nei confronti di alcuni cittadini per far cassa in qualunque modo.
Infatti trattamenti così diseguali da parte di organi dello stesso Stato non possono essere giustificati né dall’autonomia né da esigenze di bilancio dei singoli Comuni e vanno a ledere, oltre le tasche di alcuni malcapitati cittadini, diritti di libertà, di partecipazione e di trasparenza.
In definitiva si riduce il bene più prezioso che qualifica la vita del cittadino: la democrazia e su questo tema non sono ammesse distrazioni o sottovalutazioni. Non vorrei che l’acronimo IMU stesse sinistramente per Italiani Muti Ubbidite.

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