L’ Umbria è la prima regione del… sud d’Italia.
Lo dice, nella sostanza, uno studio di Impresa Lavoro che ha elaborato un indice delle Opportunità Regionali 2015, partendo da l’analisi di quattro aspetti: il mercato del lavoro, il reddito, il livello di istruzione e il livello di partecipazione alla vita pubblica, con la fortuna, per quest’ultimo fattore, che non è stato preso in considerazione il livello di votanti alle ultime elezioni regionali.
L’indice delle opportunità regionali ha, infatti, come punteggio massimo 100 punti, divisi in quattro aree: il mercato del lavoro (40 punti), il reddito (30 punti), l’istruzione (20 punti), la partecipazione (10 punti).
Ogni area è composta da sub-indicatori.
Per il mercato del lavoro vengono analizzati il tasso di disoccupazione e quello di disoccupazione di lunga durata, il tasso di inattività e l’incidenza dei NEET (giovani che non studiano e non lavorano).
L’area reddito è invece composta dal Reddito medio annuale delle famiglie e dall’indice di Gini per la distribuzione del reddito stesso e quindi come misura delle diseguaglianze reddituali.
Per l’istruzione sono stati presi a riferimento la percentuale di diplomati e di laureati rispetto alla popolazione mentre per la partecipazione alla vita pubblica sono stati analizzati i tassi di partecipazione al voto nelle ultime due tornate elettorali di carattere nazionale (politiche ed europee).
Prima dell’Umbria vengono: Il Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Valdaosta, Lazio, Piemonte e Liguria ( a pari merito con la nostra regione).
E l’Umbria guida la classifica degli ultimi, in ordine inverso: Abruzzo, Molise, Sardegna,Basilicata, Puglia, Calabria, Campania e Sicilia
A consolare, ma non più di tanto, gli umbri il fatto che per i due indicatori a minor peso va meglio: quanto al livello di istruzione (percentuale di diplomati e di laureati), solo il Lazio fa meglio, mentre solo l’Emilia Romagna fa meglio per il livello di partecipazione alla vita pubblica, misurato analizzando il tasso di affluenza alle urne nelle ultime due tornate elettorali nazionali.
Due fattori che ci aiutano a galleggiare, forse perchè non appesantiscono le pance








