Il rilancio dei consumi ancora non è dato osservare in Umbria e ciò frena, come in un cortocircuito, la ripresa dell'offerta di lavoro.
espansione

Ancora modesti sono stati, prima del periodo estivo, gli effetti sui livelli occupazionali derivanti da una certa ripresa produttiva dell’industria umbra che sembra emergere dai dati a campione di Confindustria.

La prevalenza dei segni di espansione produttiva è comunque incoraggiante e le attese di un prolungamento degli incrementi di attività anche nel terzo trimestre potrebbero preludere ad una prossima più netta espansione dell’occupazione (così come preannunciato, d’altra parte, dalle più recenti indicazioni fornite da Excelsior).

Il fatto che alla inequivocabile espansione dei livelli di attività produttiva, così come leggibili nelle risposte all’indagine compiuta tra le imprese aderenti a Confindustria Umbria, non sia corrisposto un altrettanto evidente aumento dei livelli occupazionali dà ragione delle riserve che ancora sussistono sulla robustezza delle fondamenta della ripresa congiunturale rilevata.

In effetti, su scala nazionale sembra manifestarsi un rilancio dei consumi quale ancora non è dato osservare in Umbria
.
Qui basterebbe anche poco per innescare almeno un piccolo processo virtuoso che parta dall’aumento della domanda, specialmente se di investimenti, e dell’occupazione e trascini con sé altri aumenti di domanda e di occupazione.

I risultati relativi al secondo trimestre dell’anno in corso dell’indagine congiunturale svolta da Confindustria Umbria in collaborazione con l’Università di Perugia alimentano la speranza che possa considerarsi ormai superata la lunga fase di recessione attraversata dal sistema industriale regionale, anche se languono ancora il comparto della lavorazione dei minerali non metalliferi e soprattutto quello della carta e cartotecnica. Ciò frena sia la domanda interna sia la ripresa degli altri settori.

Continua infatti il trend di risalita della produzione industriale, riscontrato nel precedente trimestre, con la metà delle aziende facenti parte del campione interpellato che segnala una crescita dei propri livelli produttivi, mentre il 40 per cento mantengono i livelli raggiunti nel primo trimestre del 2015.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale dei risultati ottenuti la situazione appare sostanzialmente omogenea, con alcune piccole difformità che riguardano:
a) la presenza tra le imprese perugine di un’elevata quota (22,0%) di imprese che segnalano aumenti di produzione molto consistenti e di piccole quote che lamentano contrazioni di attività produttiva di varia consistenza;
b) l’elevata incidenza delle imprese che in provincia di Terni segnalano intanto stabilità (50,0%, cioè la metà esatta) e poi la realizzazione di discreti recuperi (28,6%).

Già nel corso del precedente primo trimestre si era registrata una certa riduzione dell’area delle imprese in ritardo di recupero in entrambe le province: ora quella tendenza si è rafforzata e l’incremento della quota di imprese che si riconosce stabile conferma ulteriormente la positiva evoluzione del primo semestre 2015.

Si tratta ora di verificare se oltre all’effetto inerziale (positivo) se ne concretizzeranno altri come conseguenza tanto del quadro congiunturale nazionale (ancora promettente) e internazionale (qui in ripiegamento con le difficoltà della Cina a più che compensare i benefici delle soluzione del caso greco).

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