Hanno fatto il giro del mondo, copia tu che copio anch’io, i titoli di stampa sull’Alzheimer contagioso.
La ricerca degli scoop ad ogni costo e la scarsa conoscenza non solo della materia trattata ma anche del significato delle parole ha gettato nel panico milioni di persone (5,3 milioni solo negli Usa) che vivono accanto a questi malati.
Un panico ingiustificato, come i titoli allarmistici che lo hanno generato.
No, l’ Alzheimer non si può prendere da altre persone, come il raffreddore, il morbillo, la polio, ebola e chi più ne ha più ne metta, con il semplice contatto fisico o per via aerea, a meno che, come i cannibali in Papua Nuova Guinea, non si abbia l’abitudine di mangiare cervelli di malati.
A fare chiarezza, sarebbe bastato leggere le conclusioni dello studio dei ricercatore presso l’Istituto di Neurologia presso l’University College di Londra che lo hanno condotto: non vi è “alcuna indicazione che la malattia di Alzheimer è una malattia contagiosa e nessuna prova supportata da studi epidemiologici che il morbo di Alzheimer è trasmissibile, in particolare con le trasfusioni di sangue”.
Peraltro, lo studio ha interessato circa 30.000 persone – per lo più giovani ragazzi – che sono stati trattati con l’ormone umano della crescita tratto dalla ghiandola pituitaria di cadaveri e dicono i ricercatori “Con solo otto casi, è molto difficile concludere che l’amiloide di Alzheimer è stato effettivamente trasmesso da un intervento chirurgico. Molto più lavoro avrebbe bisogno di essere fatto per confermare questo.”
La conclusione dei ricercatori è drastica: “L’idea che l’Alzheimer è contagioso è spazzatura assoluta. L’ultima cosa che vogliamo fare è provocare panico o indurre la gente a evitare un intervento chirurgico o una trasfusione di sangue.”








