Rileviamo, con una certa amarezza, come i­l dibattito politico cittadino verta int­orno al numero di manifestazioni pubblic­he realizzate dall’amministrazione comunale, dime­nticando totalmente questioni a nostro a­vviso più pregnanti. A Todi chiude defin­itivamente l’ennesima storica attività produttiva, determinando altre decine di posti di lavoro in meno, ma di questo nessuno parla e nessuno si interessa.
L’attività comunicativa del Sindaco ­Rossini e della sua maggioranza, in questi anni, ha tentato di dipingere una realtà fatta di feste, eventi e dati sul turismo, fuggendo dal vero dramma locale, cioè la continua ed i­nesorabile emorragia occupazionale. Negli ultimi anni Todi ha perso centinaia di posti di lavoro, nel settere industriale, manifatturiero e commerciale. Ancora oggi numerosi artigiani e aziende a conduzione familiare ricorrono all’uso degli ammortizzatori sociali, alla riduzione delle ore lavorative o al licenziamento.
Si è, tuttavia, fatta la scelta investire centinaia di migliaia di euro in manifestazioni pubbliche, dal dubbio ritorno economico-occupazionale , senza mettere in campo azioni tese a tamponare o creare alternative a tale situazione.
Todi, continua a reggeresi sui finanziamenti pubblici che, con più o meno capacità attrattiva, vengono intercettati dall’amministrazione di turno (seguendo uno schema assistenzialistico sempre più inadeguato ai tempi), ma rinuncia a costruire una sua autonomia economica e di sviluppo.
Condizione questa che non contribuisce a definirne un identità forte ed autorevole nel panorama regionale, relegandola a ruoli marginali. Noi crediamo che sia il tempo di abbandonare alcuni sterili ragionamenti e di confrontarsi concretamente con una realtà che è ben diversa da quella che si vuol dipingere, fatta di famiglie senza più certezze, di residenti che si trasferiscono nei comuni limitrofi, di centinaia di pendolari e di energie tuderti costrette ad esprimersi altrove.

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