Un giudizio duro ed impietoso sui due capoluoghi di provincia umbri emerge dalla ventiduesima edizione di Ecosistema Urbano, la ricerca di Legambiente realizzata in collaborazione con l’Istituto di ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani:
“Perugia e Terni sono ingessate, statiche e pigre, incapaci di rinnovarsi e crescere in sostenibilità. I passi avanti fatti sono troppo pochi: si registrano troppo lievi performance positive sul fronte della raccolta differenziata, nessun miglioramento degli sforamenti nelle concentrazioni di NO2, di PM10 e di ozono, manca completamente il coraggio e la voglia di intervenire sulle politiche per la mobilità riducendo il traffico veicolare e puntando sulla mobilità nuova.
Con Perugia al 25° posto e Terni al 48°, i due capoluoghi umbri registrano il peggior risultato degli ultimi anni. ”
Un giudizio che, forse, vista la classifica su 104 diverse realtà provinciali avrebbe potuto essere più gentile visto che comunque le umbre sono comunque nella parte alta e media della classifica con punteggi non disprezzabili (60,15% e 54,46% mentre il vertice e la coda della graduatoria sono rispettivamente 82,75% e 16,82%) anche se non esaltanti.
Certo si potrebbe fare di più e passare dalle parole ai fatti ma, come diceva Eduardo, a dicere so’ tutt capace, ‘o difficile è ‘a ffa ed il detto vale per tutti
“Questi risultati – commenta Legambiente Umbria – confermano l’inerzia delle amministrazioni di Perugia e Terni. Ormai sappiamo quali sono le malattie croniche di queste due città, ma le Amministrazioni preferiscono organizzare convegni e dibattiti, invece di rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro per individuare possibili soluzioni e investire energie e risorse su politiche di innovazione urbana e di miglioramento della vita dei cittadini”.
“La raccolta differenziata non decolla soprattutto non è di qualità, ma questo è purtroppo ovvio se si continua ad avere un modello centrato sulle discariche e si predilige un sistema di raccolta di prossimità. Il bubbone nero però rimane la mobilità e quello che ne consegue anche per quanto riguarda la qualità dell’aria.
Qui nulla si muove: il tasso medio di motorizzazione dei due capoluoghi umbri rimane invariato, così come le piste ciclabili e le isole pedonali.
Alle ZTL si prediligono i parcheggi nel centro storico. Invece di zone trenta e mobilità nuova, si sceglie la libera circolazione delle auto. Il prossimo anno, di questo passo – conclude Legambiente Umbria – Perugia e Terni si ritroveranno in coda alla classifica!”.
Verbania, il capoluogo piemontese totalizza quasi l’83% dei punti assegnabili (sui 100 relativi a una ipotetica città ideale) collezionando buone performance negli indicatori più significativi del rapporto, a cominciare dai tre relativi all’inquinamento atmosferico che messi assieme pesano per il 23% del punteggio finale.
Al secondo posto c’è Trento, seguito da Belluno e Bolzano, quest’ultimo è l’unica città con solo il 30% di spostamenti urbani effettuati con mezzi privati a motore, nessuno fa meglio. Al quinto e sesto posto si piazzano due città del centro Italia, la marchigiana Macerata e la sarda Oristano. Macerata arriva quinta grazie al panel abbastanza completo delle risposte inviate e al fatto che centra buoni risultati in tutti e tre gli indici legati all’inquinamento atmosferico, rimanendo di molto sotto le medie per le polveri sottili e il biossido di azoto e addirittura non facendo segnare superamenti delle medie nell’arco dell’anno per quel che riguarda l’ozono, indice nel quale è prima assieme a altre dodici città.











