Il fatto che il sindaco sia tornato puntualmente a parlare del trasferimento della caserma della Compagnia Carabinieri di Todi nel centro storico non finisce che destare ancora forti perplessità sull’opportunità di “forzare” tale scelta.
Il volere a tutti i costi la nuova collocazione proprio in un luogo piuttosto angusto e senza una via d’uscita diretta verso la periferia e pertanto incompatibile con la natura del servizio che deve garantire l’Arma dei Carabinieri, getta profondi ed ulteriori dubbi anche nei confronti di tutti coloro che fin dall’inizio stanno “assecondando” l’idea promossa dal sindaco Rossini senza tenere conto delle reali difficoltà a cui si andrebbe incontro in caso d’intervento in situazioni d’urgenza ed emergenza.
Qualsiasi ostacolo improvviso e anche involontario potrebbe compromettere gli interventi sia che si transiti verso Piazza del Popolo e da lì per via Cavour sia per le vie anguste e scoscese di Borgo.
Se da un lato le motivazioni sono quelle di “portare” più gente nel centro storico, dall’altro non si capisce quale possa essere l’origine di questa volontà. A meno che l’obiettivo non sia proprio quello di volere una collocazione più “nobile” rispetto a quella attuale. Ma a che cosa serve il prestigio se poi tutto questo va a discapito del servizio e di chi ne deve usufruire? Altre spiegazioni non vengono in mente anche perché oggettivamente non c’è una grossa necessità di trasferire la caserma da un luogo attuale che è idoneo, visto che già da ben 40 anni è sede della Compagnia Carabinieri di Todi, per il quale anche ad oggi non ci sono problemi né di superficie, né di affitto.
Quasi quasi viene in mente un pensiero suggestivo ma forse calzante! Non è che per caso si è rimasti infatuati dalla serie televisiva “Don Matteo” dove c’è l’esaltazione dello stato delle cose e delle circostanze? Che il pensiero di ciò si sia insinuato nella mente di alcune persone? Ma la quotidianità è tutt’altra cosa! Con tutti i suoi problemi, incognite e preoccupazioni non è certamente una fiction, dove tutto è bello e facile!
A riflettere bene non sono bastate neanche circa 2.200 firme di cittadini tuderti, raccolte a seguito di una petizione promossa dal sottoscritto e dall’Italia dei Valori, ed inviate ai Ministeri della Difesa e dell’Interno, al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri di Roma e al Comando della Regione Carabinieri dell’Umbria, ai quali ovviamente spetta l’ultima parola nella decisione.
La scelta di cui si discute è di sicuro controcorrente se consideriamo che le caserme di un certo rilievo, come quella di una compagnia, vengono collocate sempre più nelle periferie delle città e logisticamente compatibili con le arterie stradali di rilievo e non incastrate in un vicolo cieco del centro storico di una città.
La petizione, oltre a sottolineare l’impraticabilità dal punto di vista logistico, mette in luce altre numerose ed oggettive problematiche come il fatto che la caserma sarebbe, è proprio il caso di dire, letteralmente “circondata” da una scuola elementare, a breve ci sarà anche una scuola materna, da un cinema, dal Palazzo del Vignola, struttura destinata alle attività espositive e concerti e da abitazioni separate solo da un angusto vicolo cieco. A seguito dell’inevitabile zona militare che si verrebbe a creare intorno alla caserma, non mancherebbero i disagi per i residenti e gli utenti della caserma che già oggi quell’area registra sempre più la carenza di parcheggi.
Inoltre, la voce secondo la quale Todi rischierebbe di perdere la sede della Compagnia Carabinieri se non si trovasse una soluzione per il trasferimento, suona come un finto spauracchio, un’affermazione gratuita come quella sulla questione del depuratore che va avanti dal 2004 ed ogni volta che si individua un sito si continua a ripetere ai cittadini che se non si realizza subito si perdono i finanziamenti. Cosa che invece si sta registrando non vera.
La tempestività d’intervento in situazioni critiche e quindi la sicurezza dei cittadini di sicuro non va barattata con nulla.
Tanto meno per far vendere quattro cappuccini e un paio di cornetti in più o addirittura per lo sfizio di volere una sede prestigiosa, quando di prestigioso non sembra ci sia davvero nulla.

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