In Kazakistan uno sbalzo di temperatura inusuale avrebbe innescato una infezione interna nelle antilopi che sono state sterminate in 15 giorni: 210mila le vittime
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I potenti del mondo che si riuniranno a Parigi per assumere decisioni contro il riscaldamento globale hanno un motivo in più per riflettere sulla urgenza delle loro decisioni.

Non sembra sia più il momento di contare su qualche decennio prima che si inneschi una catastrofe planetaria.
La catastrofe sarebbe già iniziata e responsabile non sarebbe tanto l’innalzamento della temperatura quanto le variazioni improvvise di essa ed in genere i fenomeni di eventi estremi che si determinano repentinamente nel clima.

A testimoniare di questo pericolo imminente, la strage di un’intera popolazione nell’arco di soli 15 giorni nelle pianure del Kazakistan.
Non s’è trattato di esseri umani bensì di antilopi,
 ma nulla dà la certezza che altrettanto non possa accadere anche agli uomini.

Su una popolazione stimata di 250.000/320.000 esemplari di antilopi ne sarebbero morti circa 210mila, di cui almeno 150mila esemplari adulti sono stati sepolti.

La velocità eccessiva con cui le morti sono avvenute esclude, per gli scienziati, la presenza di una qualche malattia infettiva ed i campioni di suolo e acque non hanno rivelato alcuna presenza significativa di tossine o avvelenamento da radiazioni.

Il killer probabilmente stava, come sta abitualmente senza fare danni, nella gola degli animali e sarebbe un batterio chiamato Pasteurella improvvisamente diventato “cattivo”.
Quando gli scienziati hanno studiato gli animali morti, hanno trovato emorragia interna.

Tutto sarebbe accaduto perché forti oscillazioni di temperatura avrebbero indebolito il sistema immunitario degli animali.
Le temperature più calde in tutta la regione avrebbero anche spinto i batteri normalmente innocui a creare tossine pericolose.

Nella zona, un salto di temperatura da 30 ° C a -5 ° C in 24 ore s’è verificato nei giorni prima della moria, durante il periodo di parto.

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