Le proposte contenute nel documento “Non per cassa ma per equità”, toccano anche i famigerati vitalizi dei politici e i trattamenti dei dirigenti sindacali
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L’Italia è il paese delle “sostituzioni”.
Dopo anni in cui la magistratura si sostituisce ad una classe politica inetta per cercare di estirpare i cancri d’Italia, è ora l’Inps che cerca di lenire in parte il grave risentimento contro la classe politica che ha fatto dei suoi privilegi una terra di nessuno in cui nessuno si può avventurare.

È disponibile sul portale Inps, infatti, il documento “Non per cassa ma per equità”, contenente le proposte normative elaborate dall’Istituto e consegnate al Governo nel giugno 2015.
Un documento che cerca tra le altre cose di intervenire sui famigerati vitalizi che sono stati ignorati, per cavilli presi a pretesto, ogni volta che il Parlamento è intervenuto a tagliare pensioni.
E’ un parziale tentativo di “sostituzione”, peraltro destinato a naufragare (si accettano scommesse), della casta che tuttavia non riesce a spiegare agli italiani perché si scelgano per intervenire, sulle scandalose sperequazioni nei redditi derivanti unicamente da rendite di posizione ingiustificate sia nel pubblico che nel privato, strade tortuose e accidentate anziché intervenire sul sistema fiscale generale ( di tutti) .

Il pacchetto dell’Inps prevede:
1. L’istituzione del Sostegno di Inclusione Attiva per gli ultra55enni.
2. Il riordino delle prestazioni assistenziali per gli ultra65enni.
3. La modifica del regime delle prestazioni assistenziali alle pensioni in regime internazionale.
4. L’aggiustamento attuariale dei trattamenti pensionistici elevati e il ricalcolo dei vitalizi.
5. L’uscita flessibile.
6. L’unificazione gratuita delle pensioni maturate in regimi diversi.
7. Nuove opportunità di versare contributi per il lavoratore e il suo datore di lavoro.
8. L’armonizzazione delle regole dei dirigenti sindacali con quelle degli altri lavoratori nel pubblico impiego.

Complessivamente il pacchetto di misure proposto va a beneficio, dice l’Inps, dei contribuenti attuali e futuri in quanto riduce il debito pensionistico implicito.
Abbatte del 50% la povertà fra chi ha più di 55 anni e non ha ancora maturato i requisiti per la pensione.
Mentre aumenta la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale, lo rende più equo e dunque anche socialmente più sostenibile.

Aumenta la libertà di scelta quanto alla data da cui si decide di percepire la pensione imponendo equiparazioni di trattamenti fra chi ottiene la pensione prima e chi la ottiene dopo; questo contribuisce ad aumentare il benessere delle famiglie e a rendere più efficiente la gestione del personale da parte delle imprese, facilitando la ristrutturazione dell’industria italiana.

Agevola il turnover nella pubblica amministrazione, liberando posti per nuove competenze. Semplifica il sistema e rimuove le penalizzazioni in essere per lavoratori che hanno carriere fra il pubblico e il privato oltre che fra gestioni diverse. Dal punto di vista congiunturale, ha un contenuto espansivo ma senza mettere a rischio la tenuta dei nostri conti pubblici dato che complessivamente porta a ridurre il debito pubblico.

Ci sono costi limitati a carico di circa 230.000 famiglie ad alto reddito (appartenenti per lo più al 10% della popolazione con redditi più alti) che si vedono ridurre trasferimenti assistenziali loro destinati in virtù di una cattiva selettività degli strumenti esistenti.

Tra i potenziali perdenti anche circa 250.000 percettori di pensioni elevate, legate in gran parte all’appartenenza a gestioni speciali, e non giustificate dai contributi versati durante l’intero arco della vita lavorativa, oltre che più di 4.000 percettori di vitalizi per cariche elettive.

Infine, i lavoratori con lunghe anzianità contributive (ma che hanno iniziato a lavorare dopo il compimento del diciottesimo anno d’età) che decidessero di accedere a pensioni anticipate, si vedrebbero applicare una riduzione di queste prestazioni che può arrivare fino al 10%.
Si tratta di una platea di circa 30.000 persone all’anno e in via di riduzione.
Da valutare peraltro se la presenza di correzioni attuariali renda non più necessaria l’indicizzazione alla speranza di vita dei requisiti contributivi per l’accesso alle pensioni anticipate (ad esempio congelando i requisiti a 43 anni per gli uomini e 42 anni per le donne).

Infine non rende più possibile per i dirigenti sindacali applicare alla contribuzione aggiuntiva le regole di calcolo più vantaggiose presenti per la gestione pubblica fino al 1992.

Si noti, infine, che alcune delle coperture per l’uscita flessibile potranno essere mitigate nel caso in cui si decidesse di ampliare il disavanzo iniziale, tenendo conto che questo sarà compensato da minori disavanzi futuri.

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