Farà più male all’immagine dell’Umbria di quanto interesse possano aver suscitato per il territorio umbro le campagne di promozione in Italia e l’Estero, quanto sta per accadere nell’alta valle del Tevere.
L’unico motivo per cui il turista straniero viene, soggiorna e magari si trasferisce in Umbria, non sono certo i tre giorni che nella maggior parte dei casi gli si propone, ma la sensazione di vivere in un mondo nuovo, rispetto a quello abituale, e con terra ed aria pulita.
Ma l’avvelenamento della terra e da qui dell’aria, dell’acqua, delle colture e dei cibi ora rischia di distruggere quell’immagine che si è speso tanto per far conoscere.
Intanto, però, c’è già chi si sta facendo i conti in tasca e prima che la situazione determini danni irreparabili alla sua impresa che è venuta in Umbria scommettendo sulla salubrità del territorio ha deciso di far valigia, privando del lavoro anche tanti residenti del posto.
Un’azienda che pratica agricoltura biologia dal 1978 per utilizzarne i prodotti per note tisane, prodotti cosmetici ecc. da tempo lamenta che l’inquinamento causato dallo spargimento di pesticidi ed altri prodotti chimici nelle zone dove coltiva le sue piante ne pregiudicava la purezza.
Denunce ed altri azioni per convincere i suoi vicini a far a meno della chimica non sono però bastate ed allora è maturata la decisione di spostare le colture nelle zone della Valdichienti e magari anche in Marocco










