Nei giorni scorsi il PD è sceso in piazza per “riprendersi spazi vitali del fare politica ascoltando la gente”.
Ci pare un’ottima idea: questi anni di politica fatta con twitter e play station hanno creato un gran vuoto ed è giusto ritornare all’unico modo per capire quello che vogliono le persone: parlare con loro.
Con serenità e senza alcuno spirito polemico segnaliamo uno “spazio vitale” la cui gente andrebbe ascoltata.
Ci riferiamo a Ponterio e allo stravolgimento del Contratto di quartiere attuato negli anni. Dov’è finito l’equilibrio tra abitazioni e verde pubblico, tra edifici commerciali e spazi per rendere vivibile il quartiere?
La gente è stata ascoltata in fase progettuale, aveva aderito a un’idea di sviluppo urbano innovativa e tutto sommato accettabile.
Ora con varianti fatte a pezzo a pezzo, da diverse Amministrazioni, ci si ritrova qualcosa di totalmente diverso e deludente. Tanto cemento, niente verde, più caos.
Ma le cose rischiano di aggravarsi ulteriormente. Ci risulta che l’Amministrazione voglia modificare il Piano regolatore per trasformare una grande cubatura da residenziale a commerciale, per accogliere due grandi catene, una dell’informatica/elettrodomestici e l’altra di bricolage/faidate.
A chi gioverebbe questa variante?
Sicuramente ai due proprietari dei terreni, rimasti invenduti a causa della crisi edilizia.
Ma le decine di piccole aziende storiche Todi, che hanno costituito il tessuto produttivo della nostra Città, e che hanno tenuto duro sperando nella fine della crisi, che fine faranno? Due nuovi centri commerciali sarebbero il colpo di grazia per la già traballante economia locale.
E il verde che avrebbe dovuto rendere vivibile un’area che oggi è soffocata tra cemento e auto che fine ha fatto?
Amici del PD, ascoltare la gente è impegnativo, a volte può essere spiacevole per le critiche, ma è la chiave per capire se si è nel giusto, e poi per essere credibili quando si dice che il PD è “l’unico contenitore riformista che abbia una idea ed un progetto innovatore per il futuro del nostro Paese”.
Noi vogliamo credere alla vostra buona fede, per lo meno a quella di coloro che negli ultimi tempi si stanno spendendo di più per cambiare le cose.
E’ per questo che vi chiediamo un segno. Una scelta.
Da una parte ci sono due proprietari, già ricchi: dovrebbero essere aiutati perché il loro investimento si è rivelato sbagliato e non gli ha consentito di arricchirsi ulteriormente?
Dall’altra ci sono tantissime persone, gente comune, piccoli imprenditori che rischiano di chiudere la loro piccola azienda e licenziare i loro dipendenti. E’ tanto difficile dire da che parte vogliamo stare?

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