Todi vive da anni, troppi ormai, la rincorsa ad un’identità che stenta a definire. La tensione emotiva, creativa e politica, che pur esiste, e che contrappone la sua dimensione storico – culturale alla volontà di emulare modelli turistico-commerciali tipici di tessuti urbani con connotazioni ben differenti, altro non produce che una sintesi confusa di strategie che si accavallano in un disordine che diventa esso stesso causa snaturante della città.
La percezione e la fruibilità delle sue bellezze e delle ricchezze che in essa si collocano, necessita di un costrutto socio-economico, oserei dire antropologico, che allinei i ritmi di una città che va vissuta e vista con animo introspettivo e riflessivo con l’esigenza di una sua dimensione economica e produttiva. Atto questo che contrasta totalmente con una concezione inerte e monotona del vissuto quotidiano e che, al contrario, si esprime nell’elaborazione continua, sul piano culturale, economico e commerciale, di un modello che ha nella “bottega medievale” il suo archetipo di riferimento. Ricerca delle proprie radici e “tradizio” dei valori fondanti la nostra Storia sono meccanismi di una modernizzazione che si guida e non si subisce. Condizioni queste che, di per sé, fuggono alle caratteristiche di tutto ciò che ha esistenza nel cerchio dell’omologazione e del convenzionale, specchi di un consumismo che rende, spesso, le città “prodotti indistinti”.
Todi vivrà del suo essere DIVERSA, se troverà il coraggio di coltivare la sua diversità, senza rinnegare e svendere lo spirito profondo ed inimitabile che ne disegna da sempre il profilo. Senza cadere al richiamo delle sirene di una modernità che da noi può e deve avere un’altra declinazione, per non essere tomba ma scrigno della misura umana.
Buon anno.

condividi su: