Quando si parla di difendere l’Italia e l’Europa dall’immigrazione incontrollata dai paesi più poveri si fa il discorso che bisogna aiutare quelle popolazioni in casa propria, affinchè si sviluppino economicamente e culturalmente tanto da non desiderare di raggiungere quella “terra promessa” che gli facciamo credere esista in Europa, attraverso le immagini di una realtà solo virtuale con cui di cui li inondiamo.
Poi però quando si cerca di fare qualcosa nel verso sopra specificato c’è sempre qualcuno che si sente danneggiato.
Ora è il caso dell’olio importato a condizioni agevolate dalla Tunisia.
Sicuramente questa importazione a costi più bassi comporterà un’aumento della concorrenza sul mercato italiano, ma occorre chiedersi se il danno eventuale si ripercuoterà sugli imbottigliatori di oli di qualità o di quelli che si comprano a due euro il litro.
Per l’Umbria non dovrebbero esserci problemi: qui siamo abituati ad un olio di ben altra qualità e quello tunisino dovrebbe “farci un baffo”, a preoccuparsi dovrebbero essere quei produttori che già adesso impiegano oli di dubbia provenienza spesso camuffandoli come emerso in recenti indagini.
Ma c’è anche chi fa di ogni erba un fascio e nel mischiare nel discorso olio umbro e tunisino non fa certo un buon servizio alla olivicoltura regionale.
“Non bastavano mosca olearia e batterio Xylella, ora ci si mette pure la politica, dal Pd al Ppe, a far danno all’olivicoltura di casa nostra”.
Così il deputato 5stelle Filippo Gallinella commenta l’esito della votazione in commissione Commercio Internazionale del Parlamento europeo che ha appena approvato l’importazione senza dazi nell’Unione di una quota annua di 35.000 tonnellate di olio d’oliva dalla Tunisia. Quota che si somma alle 56.700 tonnellate annue già previste dall’accordo di associazione Ue – Tunisia.
“Si tratta di una misura in vigore per due anni – sottolinea il portavoce umbro 5stelle – che danneggerà fortemente la nostra produzione. L’aumento delle importazioni dalla Tunisia avrà un impatto pesantissimo sulla nostra olivicoltura. Come ha detto recentemente il presidente della Camera di Commercio di Perugia, Giorgio Mencaroni, l’olio rappresenta un biglietto da visita per l’immagine e la promozione dell’Umbria, ora a rischio per questa scellerata decisione europea. Sconcerta che gli europarlamentari italiani, con la sola eccezione del M5S, non abbiano difeso il nostro oro verde”.
Gallinella ricorda come la decisione, già oggetto di una interrogazione parlamentare firmata dal deputato 5stelle umbro, arrivi dopo la crisi causata dalla mosca olearia: “I nostri produttori si stavano appena affacciando ad una stagione di svolta dopo la crisi del 2014, erano pronti a scommettere nuovamente su innovazione tecnologica e valorizzazione della biodiversità ed ora gli arriva la tegola dell’importazione senza dazi di ingenti quantità di olio dalla Tunisia”.
Un colpo “basso”, rincara l’onorevole penta stellato, per Umbria “dove registriamo circa 24mila aziende agricole che coltivano olivo, per un totale di 30mila ettari di oliveti, di cui una importante percentuale riconosciuta come Dop Umbria che con le sue 5 sottozone è la terza per dimensione in Italia. Un patrimonio che sarà sottoposto ad una concorrenza spietata a causa dell’ennesima assurdità in salsa europea, sostenuta dagli europarlamentari Pd. Tutto ciò mentre il Piano Olivicolo Nazionale giace ancora dimenticato nei cassetti del ministro Maurizio Martina. La conclusione è solo una: il presente e il futuro dell’olivicoltura umbra e italiana non sembrano interessare al partito democratico di governo”.
Ma anche la Coldiretti Umbria sembra sulla stessa linea critica.
È un errore l’accesso temporaneo supplementare sul mercato dell’Unione di 35mila tonnellate di olio d’oliva tunisino a dazio zero, per il 2016 e 2017, dopo che nel 2015 in Italia sono aumentate del 520% le importazioni dell’olio di oliva della Tunisia. È quanto afferma Coldiretti Umbria in riferimento al via libera della Commissione internazionale del Parlamento Europeo sul quale hanno giustamente espresso preoccupazione parlamentari della maggioranza ed opposizione.
Il nuovo contingente agevolato – sottolinea Coldiretti – va tra l’altro ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero già previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia, portando il totale degli arrivi “agevolati” oltre quota 90mila tonnellate.
C’è preoccupazione – afferma Coldiretti – per il possibile impatto sul piano economico, occupazionale ed ambientale sui nostri territori, in un anno importante per la ripresa dell’olivicoltura nazionale e anche umbra.
Dopo un 2014 disastroso con un crollo della produzione che aveva sfiorato anche l’80% in alcune aree della regione infatti – spiega Coldiretti – questa stagione aveva riportato un po’ di sorriso tra gli oliveti umbri con circa 50-55mila quintali di olio prodotto. Un settore, che può contare a livello regionale su quasi 7,5 milioni di piante di olivo che coprono circa 30.000 ettari e permettono di produrre mediamente circa 70mila quintali di olio l’anno.
Diventa dunque ancora più urgente – conclude Coldiretti – arrivare all’attuazione completa delle norme già varate con la legge salva olio “Mongiello”, la n. 9 del 2013, dai controlli per la valutazione organolettica ai regimi di importazione per verificare la qualità merceologica dei prodotti in entrata. Ora la parola sul dossier “olio tunisino” passa alla Assemblea plenaria dell’Europarlamento che dovrà esprimere il proprio parere definitivo sulla proposta della Commissione Europea.
Tuttavia una diversa posizione pare trasparire anche all’interno del movimento 5 Stelle:
“Fare una battaglia solo sulla quantità di olio che importiamo trasmette un messaggio sbagliato e cioè che l’olio sia uguale dappertutto. Il consumatore deve invece sapere che l’olio extravergine d’oliva proviene da diverse cultivar con caratteristiche organolettiche dipendenti dall’area geografica e dal clima. Il concetto della biodiversità andrebbe maggiormente valorizzato”. E’ quanto dichiara in una nota Francesco Cariello, M5S, vicepresidente della Commissione contraffazione.
“La difesa del made in Italy – spiega – si attua affermando la biodiversità dei nostri prodotti compreso l’olio d’oliva: è questo il valore su cui l’Italia deve puntare nel mercato globale. L’apertura europea all’olio tunisino non è, quindi, una questione di quantità, bensì di certificazione di origine geografica”.
“Il rischio che l’olio extravergine di importazione, una volta giunto in Italia, sia miscelato con quello italiano e venduto come made in Italy – aggiunge il deputato- è altissimo e può essere risolto creando una banca dati che certifichi le caratteristiche di ogni singola coltura di olive ed aggiornarlo anno su anno.
“La ricerca scientifica -conclude – è andata molto avanti su questo fronte offrendo soluzioni adeguate contro le contraffazioni e le miscele di prodotto. Attendiamo solo che il ministero delle Politiche agricole promuova tali tecniche come, per esempio, la spettroscopia di risonanza magnetica nucleare (Nmr) che permette di scoprire la reale identita’ dell’olio di oliva e smascherare le frodi”.








