Sulla variante di Ponterio, il Movimento 5 Stelle che fu il primo a sollevare la questione, chiede spazio per “l’ultima parola” poco prima dell’assemblea pubblica che si terrà giovedì sera alle 21 alla Sala Tiberina di Pian di Porto.
Quelle inviate in redazione sono delle “riflessioni” ancora una volta niente affatto tenere nei confronti dell’Amministrazione e degli altri soggetti in campo, partendo dalla premessa che anche l’assemblea pubblica non è il massimo, visto che il Movimento ritiene che “che sarebbe stato più opportuno affrontare l’argomento in oggetto in una sede istituzionale e non in un’assemblea informale”.
“In occasione di un incontro “non ufficiale” – scrivono i 5 Stelle – non esiste nessuna forma di moderazione, nessuna garanzia di pari trattamento tra le parti, non è prevista la produzione di verbali o di registrazioni che risulterebbero fondamentali per sottoporre a verifica le affermazioni che, per forza di cose, non potranno sul momento essere completamente comprese e digerite in tutte le loro future implicazioni. In un’assemblea così è facile “buttarla in caciara”; è facile, per chi ha buona capacità di linguaggio e l’appoggio di un gruppo di fedelissimi, affabulare i presenti e imporre le proprie idee!.
IL M5S avrebbe preferito, quindi, che tale discussione venisse svolta in un consiglio comunale aperto, cioè in una forma istituzionale, con una discussione moderata: insomma con la diretta streaming e la produzione dei verbali di quanto detto.
“Invece – scrivono – ancora una volta si è assistito al solito giochino della corsa alla finta democrazia, la contro-raccolta delle firme (contrapposta a quella già in corso da parte del consigliere Giorgi) e il rincorrersi delle assemblee “di destra” e “di sinistra”, che riporta alla mente i racconti di Guareschi in cui i protagonisti Don Camillo e Peppone spostavano in avanti i rispettivi orologi perché volevano far sentire alla cittadinanza chi “ERA AVANTI” e chi invece restava indietro”.
Dopo aver dunque criticato il “metodo”, i 5 Stelle fanno sapere che saranno comunque presenti all’assemblea, ascolteranno quel che verrà detto e ne trarranno le conclusioni. Nel frattempo, però, inoltrano una nota dopo evidenziano i punti a loro avviso cruciali della vicenda:
· L’amministrazione Comunale dovrà rimanere inchiodata alle proprie responsabilità e, se vorrà costringere la cittadinanza a questo “salto nel buio”, dovrà dire tutta la verità e cioè che non esistono garanzie serie, da parte dei proprietari dei terreni, su nulla di quello che verrà realizzato dopo aver concesso la variante del PRG richiesta!
· L’amministrazione Comunale vuole forse sostituirsi agli investitori e garantire essa stessa sulle scelte che verranno effettuate al momento di insediare catene di grande distribuzione nei nuovi capannoni?
· Lo stesso Dr. Rossini, nella sua attività precedente all’incarico attuale, si occupava di crediti alle imprese. Quanti crediti ha concesso sulla parola, senza alcuna garanzia? Perché non mette alla prova la buona fede di questi investitori chiedendo loro una fideiussione? Non può obbligarli a darla, ma se la dessero dimostrerebbero di essere più che sicuri del loro progetto.
· È stata già fatta una grande “cortesia” a questi investitori quando si è stravolto il Contratto di Quartiere permettendo loro di edificare abitazioni su terreni originariamente destinati ad aree pubbliche e non crediamo sia dovuta loro altra “cortesia” concedendo oggi una variante di destinazione d’uso da residenziale a commerciale che, in assenza di garanzie certe sull’utilizzo futuro, una cosa sola garantisce sicuramente: l’enorme aumento di valore delle aree.
· Tutta la cortesia del caso è invece dovuta alla cittadinanza che fino ad oggi non è stata informata, ma fuorviata da chiacchiere e promesse prive di qualunque fondamento; chiacchiere che hanno alimentato rabbia e risentimento per il mancato rispetto e la totale dimenticanza di quel Contratto di Quartiere che doveva ridare dignità a Ponte Rio e a tutta la nostra città.
· Si sta sovvertendo l’ordine logico delle cose. In un’area in cui non è stato ancora completato il Contratto di quartiere non è pensabile concedere nuova cubatura finché non saranno completati TUTTI i progetti che, colpevolmente, sono stati lasciati indietro: campetti sportivi, anfiteatro, orti sociali, piste ciclabili e percorsi pedonali, restauro del ponte di ferro, realizzazione di una piazza al posto del distributore di carburanti. Queste sono le cose che hanno qualificato il Contratto di quartiere, e che hanno fatto vincere a questo progetto una gara nazionale e i relativi 6 milioni di Euro.
· Da quando questa Amministrazione si è insediata, non ha MAI spiegato perché tutto è fermo: se, come si mormora, non ci sono più soldi, perché non è stato chiamato a risponderne chi li ha spesi indebitamente? Tutti sappiano che se questa Amministrazione non agirà, noi siamo pronti con esposti e denunce.
· Non troviamo giusto – concludono i 5 Stelle – che il prezzo di questa scelta debba essere pagato dai nostri commercianti e dai nostri artigiani, insomma da chi per anni ed anni ha contribuito alla collettività con sacrifici ed impegno riuscendo a costruire un tessuto commerciale sostenibile ed integrato nel contesto sociale ed urbano!”.









