Riprenderanno dopo 26 anni di interruzione gli scavi archeologici alla necropoli dei bambini di Poggio Gramignano.
Ne dà notizie il sindaco di Lugnano in Teverina, Gianluca Filiberti, che ha ottenuto l’autorizzazione ufficiale dal ministero dei Beni e delle Attività culturali.
Il progetto, di circa 88mila e 500 euro, sarà coordinato nuovamente dal professor David Soren che aveva avviato gli scavi oltre due decenni fa. “L’approvazione del ministero – dice il sindaco – rappresenta una grande opportunità per Lugnano e per il suo sviluppo”.
Nell’’area archeologica umbra è venuta alla luce un’importante necropoli ricavata, nel IV° sec. d.C. in alcuni locali ormai in disuso della villa.
Durante i primi scavi riemersero i resti di circa 47 infanti deceduti a causa di una epidemia di malaria, come è risultato dall’esame osteologico e dai successivi esami genetici effettuati dall’università di Tucson (Arizona) e condotti dal professor Soren).
Tale ritrovamento è stato ritenuto di importanza europea.
L’Università di Tucson ha quindi intrapreso una nuova collaborazione con la Yale University Archeology Laboratory Malaria Project per portare avanti un progetto multidisciplinare di indagine sulle origini della malaria e i suoi effetti sulla dinamica delle popolazioni antiche. “Poggio Gramignano – riprende il sindaco – può diventare un sito pilota per la sperimentazione e il consolidamento di nuove tecniche per lo studio dell’infezione del parassita della malaria negli individui antichi”.
Il consigliere con delega alla cultura Alessandro Dimiziani ha giudicato positivamente la comunicazione ufficiale dell’autorizzazione rilasciata dal ministero dei beni culturali. “Siamo davvero molto felici per questa notizia – dichiara Dimiziani – sia per quello che può rappresentare la ripresa degli scavi per il territorio di Lugnano, sia per il valore scientifico e storico degli studi.
Per ottenere la concessione è stata davvero dura, però grazie alla nostra tenacia e passione ci siamo riusciti”.
Dimiziani ricorda come già nel 2001 l’eco dei ritrovamenti smosse e incuriosì i media a livello internazionale.
“Giunsero a Lugnano – dice infatti – le maggiori tv internazionali come la Bbc, la Zdf, Discovery Channel, Piero Angela con Super Quark per documentare ciò che avevano prodotto gli studi delle Università di Roma, Manchester e Tucson”.








