La Coldiretti denuncia che si sta pensando, al Parlamento Italiano, di consentire che la data di scadenza dell'olio non sia più di 18 mesi, ma possa essere decisa liberamente dagli stessi imbottigliatori,
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Gira e rigira sembra, anche ai non addetti ai lavori, che si chiariscano le feroci opposizioni all’importazione senza dazi di olio tunisino.
Preliminarmente occorre ricordare che l’Italia è paradossalmente il primo importatore mondiale di olio di oliva, detenendo una quota pari al 35% (2011) e superando paesi come Stati Uniti, Germania e Regno Unito; al contrario, riguardo alle esportazioni, la quota italiana è del 22% nel 2011, ampiamente al di sotto del livello della Spagna che si attesta su una quota di circa il 50%.

Ciò significa che in Italia, magari sotto marchi italiani, si consuma tanto olio d’importazione.
Un affare che ha stimolato la pratica, tanto che ora sembrerebbe che i depositi di olio siano stracolmi di prodotto imbottigliato negli anni scorsi e che non si sa come piazzare a meno che non si trovino scorciatoie.

Ed ora la scorciatoia sarebbe “Togliere la data di scadenza dell’olio di oliva per favorire lo smaltimento delle vecchie scorte a danno dei consumatori”.
Lo dice la Coldiretti, con ciò segnando una netta presa di distanze che divide il fronte.
“ è un errore che mette a rischio la qualità dell’offerta in Italia” e che rischia di squalificare anche una produzione che è ridiventata una componente importante dell’agricoltura.

Coldiretti Umbria si riferisce all’esito delle votazioni della Commissione politiche dell’Unione Europea del Senato che ha esaminato la Legge europea 2015 diretta a modificare l’articolo 7 della legge n. 9 del 2013 nella parte in cui prevede un termine minimo di conservazione non superiore ai diciotto mesi per l’olio di oliva.
Di fatto è stata approvata una norma che favorisce lo smaltimento di olio vecchio e – spiega Coldiretti – fa invece venir meno una importante misura di salvaguardia per il consumatore, poiché numerosi studi hanno dimostrato che con il tempo l’olio di oliva modifica le proprie caratteristiche.
Con l’invecchiamento – precisa Coldiretti Umbria – l’olio comincia a perdere progressivamente tutte quelle qualità organolettiche che lo caratterizzano (polifenoli, antiossidanti, vitamine) e che sono alla base delle proprietà che lo rendono un alimento prezioso per la salute in quanto rallentano i processi degenerativi dell’organismo.

“Con il recepimento delle indicazioni comunitarie – spiega ancora Coldiretti – la data di scadenza non sarà più di 18 mesi, ma potrà essere decisa liberamente dagli stessi imbottigliatori, il che equivale di fatto a cancellarla, poiché ognuno potrà metterla in base ai propri interessi commerciali ed è evidente il rischio che in molti ne approfitteranno per smaltire l’olio vecchio.”

In Umbria, secondo elaborazioni Coldiretti, si trovano quasi 7,5 milioni di piante di olivo che coprono circa 30.000 ettari e permettono di produrre mediamente circa 70.000 quintali di olio l’anno.
La D.O.P. dell’olio extravergine di oliva Umbria, istituita nel 1997, è l’unica denominazione italiana estesa all’intero territorio regionale, che è stato suddiviso in cinque sottozone (Colli Assisi-Spoleto, Colli Martani, Colli del Trasimeno, Colli Amerini e Colli Orvietani). Altro snodo essenziale della qualità dell’olio umbro, è il numero dei frantoi: circa 250, che, con una presenza così capillare sul territorio, permettono la frangitura immediata delle olive, senza che queste si deteriorino per una presenza troppo lunga in magazzino prima della lavorazione.

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