Il recupero dei dipinti, promosso dal Lions Club di Todi, ha riguardato circa 6 metri lineari della fascia su di un totale di oltre 30 metri, ed è stato effettuato dal restauratore Marcello Castrichini.
per giornale

Sabato 14 maggio alle ore 17 cerimonia di presentazione dei restauri degli affreschi di Via del Monte presso la sala della giunta del comune di Todi, con il presidente del Lions di Todi Antonino Ruggiano, il sindaco del Comune di Todi Carlo Rossini e lo storico dell’arte Fabio Marcelli dell’università agli studi di Perugia.
Seguirà la visita agli affreschi che si trovano nel salone, a piano terra, di un palazzetto oggi a ridosso della piazza maggiore ma sulla quale si affacciava all’origine, almeno fino intorno al 1500, anno a cui si possono datare gli affreschi.

Oggi di proprietà del comune di Todi, all’origine era della famiglia degli Atti.

I dipinti murali sono stati individuati già negli anni precedenti, nei primi anni 2000, a seguito di una campagna di saggi stratigrafici propedeutica alla ristrutturazione architettonica.

I saggi dimostrarono la presenza di una fascia decorativa ad affresco ma, all’epoca, non è stato possibile capire tale tipo di figurazione presente.

Il recupero, promosso dal Lions Club di Todi, ha riguardato circa 6 metri lineari della fascia su di un totale di oltre 30 metri, ed è stato effettuato dal restauratore Marcello Castrichini.

Il tratto restaurato è stato sufficiente a svelare il soggetto del ciclo e a capire della straordinaria importanza, più culturale che artistica, per la città di Todi e l’ambiente del tardo Quattrocento primi Cinquecento ed in particolare della famiglia più potente, gli Atti, che proprio in quegli anni ebbero la meglio sui rivali, i Chiaravalle, di cui uccisero il famigerato e terribile (secondo la storiografia locale) capo Altobello, ad Acquasparta.

Finora pressoché nulla è giunto a noi di dipinti a soggetto profano nei palazzi e residenze di città e quindi poco del grado culturale che permeava la società civile: con queste opere si può pensare che invece un livello esisteva e se finora non vi erano testi pittorici forse era più per le distruzioni avvenute attraverso i secoli.

La rarità di questo ciclo consiste nell’essere rappresentata una Metamorfosi di Ovidio, quella del libro 8 con la favola di Meleagro e del cinghiale Caledonio.

A dire la verità forse sono due insieme di favole ma la lettura completa può avvenire soltanto quando saranno descialbati tutti i restanti altri 25 metri ca, più un intero arco che attraversa la sala, interamente decorato nei due fronti. 

La peculiarità della scoperta sta nel fatto che le Metamorfosi si trovano diffusamente rappresentate nei palazzi e nelle regge principesche soprattutto verso la fine del secolo XVI e normalmente si tratta di alcune scene delle favole; qui a Todi invece è databile tra la fine del Quattrocento e i primi del secolo successivo, e vi è rappresentata, attraverso riquadri, l’intera favola.

Le varie scene sono intervallate da scorci con colline e castelli, che insieme alle raffigurazioni architettoniche all’interno delle quali avvengono gli fatti, sembra che il pittore si sia ispirato ad una città medioevale e rinascimentale simile alle caratteristiche di Todi.

L’autore, ignoto, si configura come un pittore prettamente didascalico ma divertente nelle rappresentazioni.

Le scene recuperate sono le ultime della favola, quando alla madre di Meleagro, Altea, viene annunciato che il figlio ha ucciso i suoi fratelli per la spartizione della pelle di Calidonio, il cinghiale, per regalarlo ad Atlanta.
Altea allora riprende il legnetto che aveva conservato in una cassa dopo averlo tolto dal fuoco (le Parche le avevano predetto alla nascita di Meleagro che il figlio sarebbe morto appena si fosse consumato il legnetto al fuoco) proprio per salvare la vita al figlio, lo riprende dalla cassa e lo getta nel fuoco e quindi condanna alla morte il figlio Meleagro.
Alla pari di centri più importanti questa Metamorfosi di Ovidio fa intravvedere come anche a Todi nel rinascimento fosse presente una temperie culturale, forse dipendente da Perugia, visto anche i gradi di parentela che la famiglia Atti aveva con i Baglioni: comunque sia si apre un campo di studio multidisciplinare che può avere inizio per conoscere sempre meglio la storia della città di Todi.

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