Il riconoscimento nazionale “Top Italian Women Scientist 2016”, da parte dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, a: Francesca Fallarino, Ursula Grohmann e Luigina Romani del Dipartimento di Medicina Sperimentale ed a Laura Pasqualucci del Dipartimento di Medicina
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La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, si è voluta complimentare, anche a nome dell’intera Giunta regionale, con le quattro ricercatrici dell’Università di Perugia, che hanno ricevuto a Milano il riconoscimento nazionale “Top Italian Women Scientist 2016” da parte dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna.

“L’ inserimento ai vertici delle scienziate italiane in campo biomedico rappresenta non soltanto un momento di grande valore e significato per la vostra esperienza umana e professionale – ha scritto la presidente in una lettera inviata a Francesca Fallarino, Ursula Grohmann e Luigina Romani del Dipartimento di Medicina Sperimentale ed a Laura Pasqualucci del Dipartimento di Medicina -, ma anche motivo di orgoglio e di stimolo per l’intera Comunità scientifica regionale”.

Intanto, in un incontro con la stampa, le Ricercatrici del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Ateneo Perugino,  hanno voluto raccontare il loro lungo lavoro nella ricerca e condividere con il personale del Dipartimento il premio ricevuto, a testimonianza che “La ricerca è un lavoro di squadra che coinvolge anche professioni che generalmente non appaiono nei lavori scientifici”, come ha sottolineato il Prof. Vincenzo Talesa, Direttore del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università degli Studi di Perugia.
La semplice cerimonia si è svolta martedì 31 maggio nell’aula riunioni del Dipartimento.

“A dare un impulso alla mia attività di ricerca sono i giovani – ha detto la Prof.ssa Grohmann che studia le risposte immunitarie del diabete di tipo 1 , autoimmune -, hanno un entusiasmo coinvolgente, sono garanzia di impegno per nuovi traguardi. A volte la ricerca è anche insuccesso, e si arriva alla fine della sera non soddisfatti di quello che è stato raggiunto, ma sempre più caparbie nel fare tesoro anche di ciò che non si è ottenuto”.

La Proff.ssa Fallarino – che ha concentrato le sue ricerca sulla tolleranza immunologica- ha smentito un luogo comune ancora diffuso: “non si fa ricerca da soli, o comunque la si fa sempre di meno. Il confronto tra colleghi che offre spunti sempre importanti, e comunque ricerca significa curiosità, voglia di fare emergere ciò che non si conosce”.

Un sfida continua è alla base dalle ricerca. La Prof.ssa Romani ha sintetizzato l’attività con un aneddotto che coinvolge la madre: “ogni giorno tengo sempre in mente quanto mi dice mia frequentemente mia madre, e cioè “a noi gente comune quale vantaggio ci danno i vostri studi”.

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