La portata della contaminazione sembrerebbe risultare preoccupante per estensione e intensità; contributo prevalente di Mercurio già presente in valle del Paglia e Tevere e non più quello proveniente dai siti minerari
fiume Paglia ad Orvieto

Con il senno di poi viene da sorridere pensando alla proibizione dei vecchi termometri per la misurazione della febbre giustificata anche dalla prevenzione dall’inquinamento da mercurio, quando proprio nei fiumi che attraversano l’Umbria c’è tanto di quel mercurio da fare del Mediterraneo una vera e propria miniera, soprattutto di problemi come quelli della terra dei fuochi solo che non sembrano interessare nessuno forse perché in mezzo c’è anche un’impresa di Stato.

I contorni del problema sono stati illustrati dall’ARPA Umbria che così relaziona alla Regione Umbria, mettendo in evidenza che ormai il mercurio è stato trasferito dalla Toscana nella nostra regione in misura così elevata che gli inquinamenti  sulle sponde di Paglia e Tevere vivono ormai di “vita propria”.
A seguito del rinvenimento di tracce Mercurio nei sedimenti del fiume Paglia in prossimità dell’impianto di discarica “le Crete” la scrivente Agenzia ha provveduto ad effettuare una indagine documentale indirizzata ad identificare origine ed entità di detta presenza ed a pianificare eventuali campagne di indagini efficienti e mirate.
Dalle informazioni acquisite presso il Dipartimento Provinciale di Siena di ARPAT e dal Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Firenze, la presenza di Mercurio risulta inequivocabilmente attribuibile alle attività estrattive che insistono nell’area sud del Monte Amiata .

Anzitutto va evidenziato che circa il 65% del totale di Mercurio estratto al mondo (1.000.000 ton) risulta provenire nell’area Mediterranea. Il quarto sito estrattivo al mondo è situato nel distretto minerario del monte Amiata, collocato a sud della Toscana, immediatamente a nord della regione Umbria con una produzione di circa 102.000 tonnellate di Mercurio dal 1860 al 1980.
Il fiume Paglia ha un ruolo chiave nel trasporto del Mercurio in quanto drena questa area mineraria e si riversa nel fiume Tevere che, in virtù del contributo proveniente dal Paglia, può essere considerato uno dei maggiori contribuenti alla presenza di Mercurio nel mar Mediterraneo .

Nel XX secolo le miniere dell’area amiatina sono state tra le più importanti nel mondo. Quella principale, di Abbadia San Salvatore, si è sviluppata in continuità con il centro abitato facendo parte integrante del tessuto urbano e sociale.
Alla chiusura definitiva del 1982, si pose il problema della bonifica delle aree e degli immobili dello stabilimento . Negli anni ’90 Agip S.p.A. ha presentato un progetto di bonifica per procedere alla definitiva chiusura della pregressa attività estrattiva ed industriale.
Il progetto è stato definitivamente approvato nell’anno 2000 e, sommariamente, prevedeva la bonifica degli edifici tramite la demolizione totale e/o parziale di alcuni, la costruzione di un canale idraulico tombato per l’allontanamento delle acque provenienti da monte dello stabilimento e la realizzazione di un sito di messa in sicurezza per lo smaltimento dei prodotti inquinati, provenienti dalle operazioni di bonifica.
Nel febbraio 2008 il Comune di Abbadia San Salvatore e Agip hanno firmato a Milano, il contratto preliminare che prevede la cessione al Comune, da parte di Agip, di tutte le pertinenze minerarie e di tutti gli immobili presenti nell’area che sarà interessata dalla bonifica, e l’erogazione di 18,1 milioni di euro.
Il progetto di bonifica, ancora in corso, riguarda il solo sito minerario di Abbadia San Salvatore ultimo ad essere chiuso e nel quale sono state estratte circa 50.000 ton di Mercurio approssimativamente pari al 50% del totale estratto nell’area; va tuttavia sottolineata una massiccia presenza di sedimenti contaminati da Mercurio depositati sulle rive del fiume Paglia a valle di punti di confluenza con gli affluenti provenienti dall’area mineraria.

Gli eventi di piena, associati a fenomeni meteorici straordinari, sempre più frequenti, giocano un ruolo fondamentale nella ri-mobilitazione di sedimenti spondali causando la dispersione nell’ecosistema di grandi quantità di Mercurio. Questo fenomeno è ben dimostrato dagli esiti di due campagne di analisi eseguite dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, prima e dopo l’alluvione del Novembre 2012 dalle quali si evince un netto aumento della concentrazione di Mercurio nei sedimenti spondali dopo l’onda di piena (anche sul Tevere).
Tale situazione evidenzia come il contributo prevalente di Mercurio sia quello già presente in valle e non più quello proveniente dai siti minerari.
Quindi, come dimostrato in recenti studi, ad oltre 30 anni dalla chiusura del polo minerario continuano ad essere presenti effetti sull’ambiente consistenti in diffusione, anche a grande distanza, di Mercurio nell’ecosistema (muscolo dei pesci, suolo, acque superficiali e sedimenti) principalmente attribuibili ad una fonte secondaria di contaminazione non più situata nei siti estrattivi ma negli accumuli di sedimenti provenienti dai siti stessi ma attualmente presenti sulle rive del Paglia.
Le analisi di speciazione e quelle condotte sui pesci e sulle cortecce d’albero hanno evidenziato una alta presenza di Mercurio biodisponibile anche in relazione alla presenza di sostanza organica presente negli scarichi che insistono sull’asta fluviale .
Le informazioni sopra riportate sono state estratte dagli articoli scientifici riportati in allegato ai quali si rimanda per ogni eventuale informazione di dettaglio e dai quali la portata della contaminazione sembrerebbe risultare preoccupante per estensione e intensità, tanto da valutare l’opportunità di procedere secondo quanto disposto dall’art. 309 del D.Lgs.152/06.
bibliografia

(n.d.r.  ART. 309 richiesta di intervento statale)

1. Le regioni, le province autonome e gli enti locali, anche associati, nonche’ le persone fisiche o giuridiche che sono o che potrebbero essere colpite dal danno ambientale o che vantino un interesse legittimante la partecipazione al procedimento relativo all’adozione delle misure di precauzione, di prevenzione o di ripristino previste dalla parte sesta del presente decreto possono presentare al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, depositandole presso le Prefetture – Uffici territoriali del Governo, denunce e osservazioni, corredate da documenti ed informazioni, concernenti qualsiasi caso di danno ambientale o di minaccia imminente di danno ambientale e chiedere l’intervento statale a tutela dell’ambiente a norma della parte sesta del presente decreto.

2. Le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente, di cui all’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, sono riconosciute titolari dell’interesse di cui al comma 1.

3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio valuta le richieste di intervento e le osservazioni ad esse allegate afferenti casi di danno o di minaccia di danno ambientale e informa senza dilazione i soggetti richiedenti dei provvedimenti assunti al riguardo.

4. In caso di minaccia imminente di danno, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, nell’urgenza estrema, provvede sul danno denunciato anche prima d’aver risposto ai richiedenti ai sensi del comma 3.

Visto quanto sopra si ritiene estremamente utile la convocazione, da parte di Codesta Regione, di una riunione finalizzata ad esaminare la questione congiuntamente con gli Enti in indirizzo al fine di stabilire una strategia di intervento.

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