L'animatrice dell'associazione teatrale "Sempreingioco", che ha deciso di abbandonare il proprio decennale impegno in città, dice la sua sulla politica culturale cittadina
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Giorni fa su Facebook è comparso un post di Isabella Martelli,  attrice e animatrice dell’associazione teatrale “Sempreingioco”, in relazione al Todi Festival (l’offerta dell’organizzazione di appena 1.000 euro per la produzione di uno spettacolo per l’edizione 2016, ndr). Può spiegare ai lettori cosa è successo?
” Uno sfogo. A questo serve spesso fb. Pubblicato sulla pagina di Sempreingioco, per dare conto di un fatto che interessa l’Associazione, e per invitare a una reazione. Che su quella pagina, non è arrivata“.

Nel post, ripreso e rilanciato anche da suoi amici, lei ha scritto della sua intenzione di abbandonare il suo impegno teatrale nella città di Todi: è un proposito che conferma?
“Sono costretta a rinunciare al mio impegno. Non abbiamo potuto dare corso ai nostri progetti piu’ ambiziosi: creare un laboratorio permanente per tutti i cittadini amanti del teatro e non solo. L’autofinanziamento non basta. La sede che pure ci è stata concessa in coabitazione, diciamo, con altre due associazioni, non e’ adeguata ai nostri fini. Non siamo rientrati in nessun bando per un sostegno.
Finora ci siamo autofinanziati. Ma solo mettere in scena uno spettacolo all’anno, costa sui 3.000 euro. Che paghiamo con gli incassi. Non resta niente per allargare e migliorare le nostre proposte”.

Cosa pensa delle politiche culturali della città di Todi?
“Non si può dire che a Todi manchino proposte culturali. C’è un po’ di tutto. Forse manca un coordinamento, un’azione del giorno per giorno meno eclatante ma che sia permanente, che serva ai cittadini, ai giovani e ai meno giovani. Penso all’attività della Biblioteca, o al Museo (che con le risorse che hanno già fanno miracoli), o al Cinema, o alle Associazioni, che forse meriterebbero più attenzione proprio perchè sono tutto l’anno rivolte ai cittadini, per mantenere la socialità, per educazione permanente, per lo svago. Forse, anche se non è semplice, non va confuso ciò che è attrazione turistica da ciò che può incidere di più nell’identità di una comunità come quella di Todi.”.

E’ un discorso interessante, continui…
“Gli spazi come il teatro, dovrebbero poter essere usati sempre. Le scuole, tutte, dovrebbero essere destinatarie di ibiziative mirate. Qual è, quale vuole essere la vocazione dal punto di vista culturale di una città come Todi? Un meraviglioso contenitore da riempire e svuotare alternativamente? E di cosa? Un polo attrativo di respiro artistico non solo nazionale? Un posto dove godere del paesaggio e dell’arte? E come? Nessuno ha la risposta, ma una franca discussione tra le forze culturali e sociali locali, comprendendo anche  professionisti e artisti che hanno scelto Todi per lavorare o abitare, sarebbe un primo passo”.

Da dove si potrebbe partire?
“Da una sincera disamina delle risorse economiche: quanti soldi e per cosa. Si tratta di scelte da fare dandosi il tempo di raggiungere l’obiettivo. Ma credo che innanzitutto l’attenzione principale vada diretta a chi a Todi ci vive e ci vuole vivere”.

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