Attivata una collaborazione tra la fattoria del penitenziario perugino e quella dell'Istituto Agrario che valorizza aspetti produttivi ed etico-sociali
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Ha compiuto tre anni la fattoria del carcere di Capanne, dove appunto dal 2013 si è voluta dare una opportunità lavorativa ai detenuti del complesso penitenziario di Perugia.
Si tratta di un’azienda agricola, che sfrutta i terreni intorno al carcere, grazie ad una convenzione attivata con la Cooperativa Sociale 153 Onlus (che deve il suo nome ai 153 pesci pescati miracolosamente da Simon Pietro nel Vangelo di Giovanni).
“Proprio questo episodio – spiega il Presidente Michelangelo Menna – ha ispirato l’idea di nobiltà del lavoro per l’uomo, la stessa che sostiene il progetto di reinserimento nel mondo del lavoro per i detenuti del carcere“.

E’ nata così “Fattoria Capanne” che, con il lavoro di 11 detenuti, utilizza al meglio gli oltre 12 ettari intorno alla casa circondariale, suddivisi in circa 5 a frutteto (mele, pere, prugne, pesche e fichi), 3 ettari per la produzione di ortaggi in pieno campo, 2 ettari e mezzo ad oliveto e i restanti per ospitare quattro serre per la produzione di ortaggi.

E’ stato avviato anche l’allevamento del pollo ruspante, della razza “a collo nudo”, che risponde al disciplinare del “pollo rurale Umbria” con filiera completa all’interno dell’azienda, compreso il macello interno, unico esempio in Italia.
“Il pollo a piede libero”, questo il nome dato alla produzione, una volta cresciuto viene macellato ed arriva in punti vendita selezionati, tra i quali si è inserita di recente anche la Bottega Montecristo dell’Istituto Agrario di Todi, dove i polli vengono prenotati il sabato per essere ritirati già pronti il mercoledì mattina.

Quella di Capanne non è una semplice azienda agricola. Per i detenuti, che hanno così un’occupazione in un momento di crisi noto a tutti, anche interno alle carceri. Stando ai numeri emersi da uno studio, infatti, la recidiva per i detenuti che non svolgono alcuna attività lavorativa vera all’interno delle carceri si attesta al 70/90%. Tra i detenuti che seguono invece un percorso di reinserimento lavorativo la recidiva scende all’1/2%.

L’altra reale opportunità è per gli acquirenti, che possono acquistare prodotti freschi, coltivati con la massima cura ed eliminando tutti i passaggi intermedi dal produttore al consumatore. Una filosofia questa che, unita all’aspetto etico, ha portato ad attivare la collaborazione con l’azienda-fattoria didattica dell’Istituto Agrario tuderte, già impegnato sul fronte sociale con altre produzioni agricole quali il vino e l’olio.

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