Non è facile fare gli agricoltori, figuriamoci gli agricoltori biologici. Lo sanno bene coloro che, in modo serio e responsabile, sono impegnati ad osservare i disciplinari di produzione biologica.
Lo sa bene Alfredo Fasola Bologna, marscianese, titolare della prima azienda agricola certificata biologica dell’Umbria ed autore del gustosissimo libro “Perchè proprio (b)io?”, che verrà presentato sabato 19 novembre, alle ore 10:30, all’Istituto Agrario di Todi.
“La storia di Fasola – scrive nella prefazione Carlo Petrini, fondatore di Slow Food – è il racconto di una vita dedicata all’agricoltura di qualità, alla sostenibilità della produzione alimentare, al rispetto per il territorio in cui si opera”.
Un pioniere, dunque, Fasola, peraltro di quelli “di ritorno” alla terra, visto che fino a trent’anni fa, prima di tornare in Umbria ad occuparsi della proprietà di famiglia, dichiarava che mai e poi mai avrebbe lasciato la città di Roma dove viveva e lavorava.
L’autonarrazione di Fasola parte dagli inizi di questa avventura, dagli ideali e non certo dagli interessi economici che lo mossero, dell’amore e lotta quotidiana con il terreno (e le maledette rapastelle!) e poi, dopo l’arrivo delle prime stentate produzioni, degli sforzi altrettanto immani per collocare direttamente i prodotti, facendo il percorso inverso dalla campagna alla metropoli.
Poesia e pragmatismo economico si mescolano continuamente nel libro, alternando riflessioni sui variegati colori che via via nel tempo hanno assunto i suoi campi al problema di come trovare i soldi per comprare gli attrezzi per coltivare la terra e i macchinari per trasformare i prodotti primari, senza tralasciare il difficile rapporto con la burocrazia (andando per Regioni, Comuni, Asl, Comunità montane…) e neppure gli “errori, gli inganni e le fregature”.
La presentazione del libro è inserita nel programma di inaugurazione della “Bottega Montecristo”, iniziativa che vede l’Istituto Agrario mettere in rete le produzioni della propria azienda con quella di una decina di piccole realtà locali caratterizzate da produzioni di eccellenza.
La testimonianza di Fasola rappresenterà uno sprone, non solo per l’esperienza epica della quale è portatrice ma anche perchè il protagonista “non ha mai abbandonato – sono ancora le parole di Carlo Petrini – un percorso di crescita e di approfondimento di ciò che significa produrre il cibo, senza precludere alle future generazioni la possibilità di fare altrettanto”.










