Per l'ex sindaco alla città manca un disegno generale di politica economica e qualche idea nuova che superi gli schieramenti tradizionali
Todi13

Sento parlare e scrivere della necessità di una Todi diversa e sinceramente condivido l’affermazione. Il punto vero però rimane su cosa si intende” per una Todi diversa”.  Nessuno penso speri di modificarne i connotati che la hanno resa importante forse più di quanto si può immaginare. Purtroppo non è Todi che è cambiata in questi ultimi anni ( o decenni) per cui vi è da tornare agli inizi. Purtroppo Todi è una cittadina bella e più di tante altre; che non ha saputo adeguarsi ai mutamenti dei tempi. Il vero è che un disegno di sviluppo della città e del territorio, non è mai stato pensato, tantomeno perseguito con tenacia. Forse già alcune caratteristiche la rendevano interessante.

Intanto la sua storia; ma non di meno la sua vocazione ad una città di cultura che gli derivava anche dalla presenza di numerose e qualificate scuole superiori che hanno rappresentato per tanto tempo un importante polo di attrazione rispetto ai piccoli comuni vicini. Non sono molti gli anni trascorsi da quando Todi rappresentava il centro del commercio rispetto appunto ai piccoli comuni vicini. Perché non rammentare anche il ruolo che ha svolto la struttura ospedaliera, le strutture scolastiche e tutte le strutture decentrate dello Stato. Dimenticarsi di questo è un torto che si fa alla storia e non aiuta a comprendere alcuni fenomeni che vanno affrontati e molto in fretta. Con il tempo questi importanti punti di riferimento sono venuti meno perché è cambiata la società e la sua organizzazione. Basta esaminare attentamente le dinamiche degli ultimi 10-15 anni per capire che i problemi sono sorti da qui.

Purtroppo alcune dinamiche penso che non erano evitabili. Che sia stato uno sviluppo o no; non importa disquisire su questo . Il punto vero è che questi fatti hanno distrutto quello sviluppo e quel ruolo che la città aveva svolto per anni. Altro punto vero è che questo punti di forza sono caduti e nessuno ha pensato di sostituirli. Anzi la sostituzione non è avvenuta ancora e non si vede nemmeno un programma serio, credibile e fattibile che faccia ben sperare per il prossimo futuro. Tutto perciò dipenderà dai nuovi e diversi, se ci saranno, orientamenti amministrativi della città nei prossimi anni.

Il problema vero è che bisogna iniziare a programmare lo sviluppo come non è stato mai fatto. Uno sviluppo che poggi la sua crescita su alcune caratteristiche del passato ed alcune nuove ipotesi per il futuro. Todi deve avere un suo programma di rinascita. E’ sbagliato, perché non porta a nessuna conclusione soffermarsi solo sui limiti di oggi senza leggerli ed affrontarli non con gli slogan ma con proposte concrete. Basta con il fare la denuncia generica della situazione difficilissima che

Todi sta attraversando, senza fare proposte che abbiano un carattere di fattibilità e la certezza del nuovo che sostituisca le vecchie certezze su cui si è vivacchiato per anni.  Purtroppo il punto di partenza è solo questo. Non vi sono scorciatoie. Onestamente alcune cose si potrebbero anche abbozzare per farne oggetto di veloce e puntuale approfondimento per capire se la direzione è giusta o no. Poi però le decisioni incombono se non si vuole andare incontro al declino definitivo. Mi rendo perfettamente conto che la situazione è difficile sul piano generale, però questo non può essere un’ alibi per non mettersi alla prova.

Credo che Todi abbia ancora alcune caratteristiche da spendere meglio di altre città, ma deve affrontare subito le sue contraddizioni, esplose con veemenza in questi ultimi anni. Necessita proprio un patto con i cittadini e con i giovani, con le categorie produttive e con tutta la società civile, perché la battaglia si vince solo se avrà un carattere corale. In questa ottica non va nemmeno dimenticato che l’azione del Governo, qualunque sia, non è certamente secondaria. In questo contesto va appoggiato un disegno che ridefinisca i livelli e le quantità di contribuzione e di risorse da destinare ai territori.

I territori debbono contribuire anche al giusto prelievo; ma non possono non essere destinatari di risorse certe, spese per obiettivi concreti (come l’occupazione e le politiche sociali), battendo tutti i criteri della precarietà, della improvvisazione, e della spesa senza controllo dei risultati come avviene anche oggi. Manca purtroppo un disegno generale di politica economica. Forse riiniziando da una programmazione sul territorio si possono costruire progetti più importanti del vuoto di questi ultimi tempi. Non sarà importante il si al referendum, ma saranno importanti la massa dei si sul tavolo del governo alla richieste che avanzeranno le autonomie locali per far ripartire lo sviluppo.

La democrazia si costruisce con lo sviluppo e non con la miseria. La Costituzione non è colpevole del mancato sviluppo. Nessuna modifica ci darà uno sviluppo automatico. Nessun potere maggiore ad un guidatore unico è mai stato utile a qualche cosa. L’ordine si, ma è un’altra cosa. I risparmi della politica si possono e si devono fare anche senza riformare la Costituzione. Basata volerlo.
Il futuro della nostra città, lo capiremo non dai nomi dei candidati ma dalle cose che vorranno fare, dalla politica che vorranno attuare. Per la verità mi pare che ci sia qualche idea nuova che supera gli schieramenti tradizionali per andarsi a poggiare sulle cose e su chi le deve fare.

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