Ieri mattina il Consiglio Regionale dell’Umbria non si è svolto per mancanza del “numero legale” vista l’assenza di alcuni consiglieri e assessori “di maggioranza”.
Già, la maggioranza, una parola “strana” in Umbria visto che la così detta minoranza (foto, oggi, durante la conferenza stampa) in realtà rappresenta il 54% dei voti (questo paradosso è avvenuto grazie ad una legge elettorale considerata, da alcuni, illegittima; senza secondo turno, come nei comuni, senza voto disgiunto e senza una soglia di sbarramento: chi prende di più, al primo turno, ottiene 13 consiglieri su 21).
La sensazione, in Italia e Umbria, è quella di trovarsi in una situazione a “sovranità popolare” molto limitata. Ora se vincesse (malauguratamente) il Si, al referendum costituzionale di domenica 4 dicembre, chi ottiene, alle elezioni politiche, il 40% dei voti eleggerebbe il 54% dei parlamentari e, con questi, nominerebbe “tutto” senza alcun “contrappeso democratico”.
Che fine ha fatto, quindi, il così detto “popolo sovrano”? Vive momenti difficili (forse “attratto” da una “democrazia virtuale” in cui ognuno comanda a casa sua e uno solo in piazza) e ha conservato solo la forma come per la dizione (in tribunale) “in nome del popolo italiano”.
Ma i giuristi sanno che esiste un popolo (oltre che un giudice) a Berlino e spesso quando la politica abusa del “potere popolare” succede che il popolo si riprende (anche da solo) la delega. Meditiamo molto, tutti. Forse, fra poco, dovremo “rivivere”, come nel secondo dopo guerra, una nuova “fase costituente”. Auguri a tutti gli italiani e viva la libertà!

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