“Gran Consiglio” della coalizione di centrosinistra a Todi. Oggetto della riunione: le prossime elezioni amministrative comunali. Obiettivo: trovare una via di uscita all’impasse nella quale si trova l’attuale maggioranza, fibrillata più volte e da più parti nell’ultimo anno e mezzo, prima da parte socialista e poi internamente al Partito Democratico (senza tenere conto della precedente defezione del consigliere dei “Valori della Sinistra”).
Ad avvalorare l’importanza della riunione di mercoledì sera e della posta in gioco (oltre che dell’ingarbugliamento della questione) va registrata la presenza di due esponenti regionali – Andrea Pensi del PD e Fabrizio Burini dei Socialisti – chiamati a dirimere le tensioni interne ai rispettivi partiti e ad agevolare una soluzione per un contesto politico, sia generale che cittadino, profondamente mutato rispetto a quello del 2012.
La parola che sembra sia risuonata più spesso è stata “Primarie”. Tutti gli attori intorno al tavolo – Carletti e Vannini (PD), Buconi e Provenzani (PSI), Caprini e Frongia (ex Valori della Sinistra) – avrebbero indicato come percorso da adottare, seppur con valutazioni e distinguo personali, quello delle primarie di coalizione, unico strumento in grado di ricomporre uno schieramento coeso ed in grado di vincere le elezioni.
Primarie, Primarie, dunque. Addirittura con una data limite – il prossimo 15 gennaio – entro la quale indirle, pena il fatto che qualcuno potrebbe andare altrimenti da solo e che si venga a ricreare una situazione simile a quella del 2014 a Perugia (con il Sindaco uscente Boccali battuto dal giovane outsider Andrea Romizi), precedente che pare sia stato anche esplicitamente citato da qualcuno.
Il problema, perchè a questo punto di problema si tratta, porta il nome di Carlo Rossini. A farsene carico non potrà essere che il PD, il quale deve far sapere se intende proporlo unitariamente come concorrente alle primarie. Viste le critiche sollevate all’interno del partito dalla componente “L’Arco del Nuovo” potrebbe non essere facile per i Democratici tuderti addivenire sul suo nome ad una ricomposizione vera, di quelle cioè in grado di tenere in campagna elettorale e dentro le urne.
Primarie, Primarie, quindi? Ormai sembra proprio di sì, anche perchè i Socialisti (Burini e Provenanzi docet) avrebbero ribadito che se non saranno indette le Primarie loro correranno per proprio conto, andando a cercare di interpretare ed intercettare la voglia di partecipazione e di rinnovamento che serpeggia tra l’elettorato e che anima al momento i movimenti civici.








