Il Partito Democratico esce allo scoperto e prende posizione sul nuovo depuratore in località Cascianella ormai in corso di realizzazione. “Ancora una volta – si legge in un comunicato del Pd – è bene che si sappia che la scelta del sito è stata condizionata anche dal fatto che la gara era già stata bandita ed i lavori assegnati nel periodo in cui il centrodestra è stato al governo della città di Todi e Ruggiano faceva il Sindaco. L’area è stata deliberata dall’ATI dopo una lunga e complessa istruttoria tecnica. ATI che all’epoca era presieduto dal Sindaco di Perugia Romizi (Forza Italia) e che ha deliberato anche con il consenso dei sindaci del centro-destra. Sulla sua realizzazione sta lavorando Umbra Acque, di cui sono soci maggioritari il Comune di Perugia (33,33%)e Acea (40,00%) (società di proprietà del Comune di Roma che ne detiene il 51% delle azioni). Si sappia, infine, che il Presidente di Umbra Acque è espressione del Comune di Perugia e del suo Sindaco e che l’amministratore delegato è espressione di ACEA. Quindi, gli attuali amministratori, invece di ostacolare un’opera di salvaguardia dell’ambiente e di scaricare su altri le loro responsabilità – sostiene il Partito Democratico di Todi – si preoccupino di far rispettare tutte le prescrizioni previste nel progetto e nel cronoprogramma, affrontando costruttivamente anche le eventuali criticità ed imprevisti che dovessero emergere in corso d’opera”.
“Ancora oggi in Italia – viene spiegato dal Pd – circa il 25% delle acque di fognatura viene scaricato in mare, nei laghi, nei fiumi senza essere opportunamente depurato con gravi danni alla fauna, alla flora, alla salute umana. E tra questi c’è anche il nostro comune. Oltre ai richiami decennali dell’Unione Europea, oggi c’è anche la legge sugli eco-reati approvata dal parlamento italiano nel maggio del 2015 che sanziona durante i responsabili di inquinamento ambientale.
Il nuovo articolo 452-bis del codice penale punisce l’inquinamento ambientale con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10.000 a 100.000 euro per chiunque cagioni una compromissione o un deterioramento “significativi e misurabili” dello stato preesistente “delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo e del sottosuolo” o “di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna. Depurare le acque reflue è quindi non solo un obbligo morale, ma anche un obbligo di legge a cui soprattutto gli amministratori pubblici dovrebbero ottemperare. Gli attuali amministratori di Todi, invece di perseguire azioni contro legge, farebbero bene ad occuparsi del problema, senza creare psicosi e allarmismi ingiustificati attorno alla realizzazione del nuovo depuratore unico in sostituzione di quello ormai superato degli anni’ 80″.






